Carissime amiche ed amici,

 

E’ il tempo di lavorare insieme per riavvicinare il Nord ed il Sud del mondo

 

Oramai tutti siamo convinti che, indipendentemente dal nome che si vuole attribuire all’attuale momento storico, ci troviamo di fronte ad un tempo di passaggio e di grandi trasformazioni. Comprendiamo che la globalizzazione ha portato molte cose positive e molte negative: non poteva essere altrimenti.

Si tratta ora di ritrovarci per vivere il nostro tempo senza avere il rammarico di esserci lasciati trascinare dalla corrente impetuosa della storia, senza aver dato un pur minimo contributo affinché le generazioni a venire possano usufruire del “testimone” che possiamo e dobbiamo trasmettere loro. E’ indispensabile non fingere di non vedere che, nel mondo, ci sono distanze abissali tra un Nord capace di catturare le potenzialità della Rivoluzione del XXI secolo ed un Sud costretto a vivere di stenti perché coloro che detengono i fattori produttivi (Terra, Lavoro, Capitale, Conoscenza) non si sono ancora convinti dell’utilità dello scambio e della loro condivisione. Serve comprendere le positività insite nelle due diverse situazioni, nelle quali ad un mondo ricco quantitativamente, che ha però progressivamente perduto la capacità di riflettere sulle bellezze della  natura e del creato in generale, si contrappone un mondo dove l’aiuto reciproco e la solidarietà sono elementi fondamentali per la sopravvivenza quotidiana.

Il Nord sta affrontando l’abbandono del consumismo e sperimenta la contrazione dei consumi, la trasformazione del lavoro e dei sistemi produttivi, condizioni alle quali la crisi lo costringe anche se molti credono ancora che la crescita quantitativa all’infinito sia un metodo corretto per orientare positivamente l’economia e la vita sociale; pur se i fautori della finanza creativa, della centralità del denaro come “bene superiore” in un’economia di mercato che ognuno vorrebbe piegare a proprio uso e consumo, sono quasi tutti ancora al loro posto occupando cattedre universitarie, consigli di amministrazione di banche e ruoli di responsabilità ed essendo, anche senza volerlo, forze reazionarie schierate contro il cambiamento. Si propongono, grottescamente da “medici-malati”, suggeritori di nuove medicine da somministrare solo agli altri: coloro che la crisi l’hanno subita. E’ la dimostrazione che la storia viene letta sempre a beneficio personale di chi governa i processi e di chi detiene il potere.

Ciò nonostante, il confronto con un Sud, che sembra aver compreso che è finito il tempo di tendere la mano per ricevere gratuitamente il poco che cade dalle tavole sovrabbondanti dei ricchi, è ormai incontrovertibilmente avviato. E’ sempre maggiore la diffusione di concetti relativamente nuovi legati alla straordinaria forza del dono in economia, dove la necessaria reciprocità richiede l’impegno di tutte le parti in campo. Chi dona ama e l’amore non può mai essere ripiegato su se stesso perché presuppone l’incontro con l’altro. E’ la percezione di questo legame, facilitata dalla crisi economica, che evidenzia i limiti umani e fa comprendere a molti che la vera ricchezza non si manifesta solo attraverso la proprietà di beni materiali ma con la partecipazione volontaria ad un disegno di fraternità e di solidarietà, oggi senza confini tra Nord e Sud. In questo è posta la speranza degli uomini di buona volontà anche se molte “cicale” continuano a fare ragionamenti complessi, disegnando situazioni catastrofiche oppure proponendo miraggi di ripresa economica lontani dalla realtà, dalla vita quotidiana e dalle piccole cose che rendono ricca, straordinaria e irripetibile la vita di ognuno di noi.

Cordiali saluti.

 

Roma, 31 marzo 2010                                                              Tullio Chiminazzo





·      A tutte le Persone impegnate nella costruzione di una Società migliore

·      A tutti coloro che partecipano responsabilmente alle attività delle “Scuole del Movimento”

COMUNICATO 02/2010

Carissime amiche ed amici,

Perché è venuto il tempo della “Mutua Fide Bank”?

Il micro-credito è indubbiamente uno strumento ideale per l’aiuto allo sviluppo tra le popolazioni più povere ma i limiti delle iniziative che hanno avuto maggior successo stanno, paradossalmente, nella strutturazione bancaria che esse hanno assunto, troppo frettolosamente adeguata alle degenerazioni dell’economia dei tempi moderni. Finché i prestiti venivano concessi da persone e istituzioni locali verso altre persone operanti per lo sviluppo in loco, adempivano pienamente la loro funzione sociale che permetteva agli interessi, pagati dagli utilizzatori del credito, di remunerare esclusivamente i risparmiatori locali. Col passare del tempo, tuttavia, l’assunzione di una specifica organizzazione ma, specialmente il varcare i confini territoriali, pratica imposta dalla globalizzazione dei mercati, ha trasformato tutto questo in vere e proprie attività finanziarie, rispondenti anch’esse alla logica speculativa. Il denaro da strumento è diventato bene, assecondando la logica degenerativa del mercato. Ecco perché non ci dobbiamo sorprendere di fronte ad un sistema che, per essere coerente con l’economia speculativa, “costringe” la ristretta comunità di appartenenza dei finanziati a pagare il debito di colui che si dovesse rifiutare o fosse impossibilitato a farlo. Altrettanto non deve sorprendere la richiesta di rimborso del finanziamento anche a quelle persone o comunità che, a causa di eventi atmosferici e catastrofi, dovessero perdere l’oggetto finanziato perché assente ogni forma di garanzia assicurativa o altro. È fuori dubbio che l’ingiustizia verso i poveri, in questi casi, è doppia, ma ciò appartiene alla legge della “vecchia economia di mercato” alla quale manca quell’afflato di “Gratuità, Carità e Fratellanza” di cui parla Sua Santità Benedetto XVI nell’ultima Enciclica “Caritas in Veritate”. Manca cioè quella “visione ideale” che dovrebbe condurci alla nuova “Economia di Solidarietà” del XXI Secolo.

Dov’è la linea di confine e qual è il punto di disequilibrio?

La linea di confine sta nel fatto che i poveri devono essere messi in condizione di accedere al micro-credito con denaro proveniente da donazioni. Ciò non significa che i finanziati non devono pagare interessi e restituire il capitale. In tal modo si cadrebbe nell’errore opposto che consiste nel far venir meno l’effetto economico-sociale del credito che deve retribuire i risparmiatori. Ma significa che i fondi, per esercitare l’attività di micro-credito, devono essere posti a disposizione da persone, organizzazioni ed istituzioni, senza l’attesa della maturazione di un interesse e senza l’attesa della restituzione del capitale “donato”. I destinatari dei prestiti sono tenuti a riconoscere gli interessi esclusivamente all’organizzazione locale, affinché questa possa retribuire il lavoro e creare ulteriori opportunità di finanziamento per altri, evitando che il sistema diventi strumento per alimentare la speculazione e la rendita. I Paesi e le persone povere non possono più essere considerati utili in funzione dell’accumulo dei ricchi (falsa idea di comunità che vuole divisi ricchi e poveri), ma sono chiamati, finalmente, a contribuire ad un “disegno” di nuova economia planetaria dove tutti si trovano impegnati a favorire il ritorno all’economia reale e ad abbandonare gli eccessi di un’economia finanziarizzata e speculativa.

Qui, forse, si rende comprensibile la novità insita nel modello “Mutua Fide Bank”, non a caso avviato in un Paese in via di sviluppo con la prospettiva che diventi strumento per uno sviluppo equilibrato. La gratuità di coloro che dispongono di risorse, specialmente se appartenenti ad organizzazioni dedite al bene comune, è l’elemento centrale del modello che è teso a creare un circuito (market-place della Solidarietà) il quale si avvale esclusivamente di una rete di strutture di micro-credito locali, senza Banche internazionali finanziatrici.

Prossimamente ci sarà l’opportunità di esaminare l’ulteriore elemento caratterizzante la “Mutua Fide Bank”: la rete di compensazione di crediti e debiti tra gli aderenti al circuito, moderna sostituzione dell’arcaico baratto.

Vi chiedo solo idee nuove da scambiare, attraverso il Blog, nel mio sito www.tulliochiminazzo.it.

Cordiali saluti.

 

Roma, 28 febbraio 2010                                                                    
Tullio Chiminazzo





·      A tutte le Persone impegnate nella costruzione di una Società migliore

·      A tutti coloro che partecipano responsabilmente alle attività delle “Scuole del Movimento”

 

COMUNICATO 07/2009

 

Carissime amiche ed amici,

animati dalla Speranza che ci vuole impegnati con responsabilità per il miglioramento delle nostre condizioni di vita, ma anche di quelle delle persone che stanno peggio di noi, riflettiamo sullo straordinario momento di trasformazione che stiamo vivendo.

 

Gli effetti dell’introduzione della Conoscenza tra i fattori di produzione classici: Terra, Lavoro, Capitale.

 

La Terra rappresenta le risorse della natura, il Lavoro quelle dell’attività umana ed il Capitale le infrastrutture a disposizione.

Ma un'altra forma di proprietà esiste, in particolare, nel nostro tempo e riveste un'importanza non inferiore a quella della terra: è la proprietà della conoscenza, della tecnica e del sapere. Su questo tipo di proprietà si fonda la ricchezza delle Nazioni industrializzate molto più che su quella delle risorse naturali” (S.S. Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, n. 32, 1 maggio 1991).

 

E’ evidente che in tempi difficili si deve far ricorso ai classici dell’economia per comprendere ciò che sta avvenendo quando molte “cicale” ci stanno dicendo che la crisi sta per finire e che serve riprendere il ruolo di “dissipatori”, continuando il compito che il consumismo moderno ha affidato a tutti i consumatori occidentali.

E’ altrettanto chiaro che coloro che si richiamano alla centralità della persona e alla riscoperta dei valori che hanno guidato i nostri padri, prima di essere sopraffatti dagli effetti nefasti della speculazione ad ogni costo, per la quale il sistema finanziario ha giocato un ruolo da protagonista, devono tener conto del pensiero di altri “grandi” della storia, anche se non sono annoverati tra gli economisti.

Non ci resta perciò che capire se la Conoscenza è da includere tra i fattori di produzione tanto da immaginare, a breve, uno sconvolgimento epocale nel sistema economico attuale. L’essenza immateriale della Conoscenza, come il Lavoro, può riequilibrare la coesistenza di due fattori materiali come la Terra e il Capitale. Non è però sufficiente considerare la Conoscenza il quarto fattore di produzione fondamentale ma servirebbe uno sforzo comunitario per comprendere che dallo scambio di questa si può immaginare un futuro meno sperequato tra persone che dispongono del superfluo e quelle che vivono nell’indigenza, un futuro meno squilibrato tra Paesi Ricchi e Paesi in via di Sviluppo.

L’invito che rivolgo a tutti gli operatori economici è quello di guardare al futuro senza paure, sperimentando forme nuove di collaborazione, favorendo il confronto continuo con disponibilità al cambiamento dei processi di produzione e distribuzione ma, specialmente, focalizzando l’attenzione sull’entità del valore dello scambio di idee e di tecnologie. Tutto ciò prendendo ad esempio l’accordo Fiat/Chrysler di quest’anno che, a ragione, se pur in maniera non consapevole da parte degli artefici, può considerarsi una delle prime grandi operazioni internazionali di “Economia di Solidarietà”. L’Economia che scaturirà dal cambiamento e che sembra ormai destinata a sostituire quella di mercato, figlia della rivoluzione industriale dell’Ottocento.

Invito i Consumatori ad assumere, con responsabilità, il nuovo ruolo che compete loro per ritornare ad essere attori del processo economico, abbandonando il compito di oggetti in mano agli speculatori degli ultimi anni.

I Governanti Occidentali possono tralasciare la tecnica che li vede impigriti a rincorrere la crescita del PIL come elemento di verifica del successo del loro operato per identificare altri misuratori di natura qualitativa. Il PIL, indicatore quantitativo, deve crescere nelle società che non hanno ancora  raggiunto un grado di sviluppo economico accettabile.

E’ la qualità della vita che conta quando al centro viene riposizionata la persona, sempre che si desideri veramente che questa prenda il posto purtroppo ancora occupato dal denaro e dal potere, come fine a se stesso.

Attendo i Vostri preziosi contributi e il Vostro sostegno di idee attraverso il Blog nel mio sito www.tulliochiminazzo.it.

 

Cordiali saluti.

Roma, 30 novembre 2009                                                                            Tullio Chiminazzo





MANIFESTO DEL XXI SECOLO

La voce dell’Umanità in cammino raccolta dal

Movimento Mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”

 

Noi, uomini e donne di buona volontà, accettando i principi della dignità umana, dell’uguaglianza e dell’equità a livello globale, senza distinzione di razza, sesso, lingua e religione, accettiamo il valore delle diversità perché sappiamo che ogni persona è “unica e irripetibile”. Aderiamo agli insegnamenti dei “Maestri” del XX secolo per ricercare la libertà di tutti e

 

IMPEGNATI PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE E

UNO SVILUPPO EQUILIBRATO DEL PIANETA

INDICHIAMO

A TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA’ DELLA TERRA

 

1.      la speranza che la crisi economica internazionale dia origine ad una nuova economia dal “volto umano”: l’Economia di Fraternità e di Solidarietà. In questa, lo scambio di idee, tecnologie e saperi può comportare la moltiplicazione delle utilità economiche insite negli scambi di beni e servizi, con la prospettiva di un miglior benessere diffuso per rendere il diritto allo sviluppo una realtà concreta e per liberare l’intero genere umano dalla povertà;

2.      la necessità di condividere la conoscenza attraverso la “rete” e la diffusione delle energie rinnovabili da considerare diritti naturali di tutte le persone e di tutti i popoli della Terra, come l’aria, l’acqua e il cibo;

3.      l’urgenza di creare una Banca Mondiale dei Popoli in cui persone, istituzioni, Stati e organizzazioni soprannazionali possano mettere a disposizione capitali per rendere effettivo il diritto al microcredito dei più bisognosi al fine di finanziare l’acquisto di mezzi e strumenti per il lavoro, fonte di ricchezza e dignità.





Movimento Mondiale delle Scuole di Etica ed Economia

 

COMUNICATO 05/2009

 

  • A tutte le Persone impegnate nella costruzione di una Società migliore
  • A tutti coloro che partecipano responsabilmente alle attività delle “Scuole del Movimento”

 

 

Carissime amiche ed amici,

dopo un periodo di riflessione e di studio alla luce dei recenti avvenimenti di crisi che hanno scosso l'intero mondo, ritorno a Voi con un nuovo libro e nuove idee da condividere. Lungi dall'essere superato il momento più difficile, ci ritroviamo nell'esigenza di mettere in campo tutte le nostre forze, la nostra creatività e la nostra solidarietà, nella prospettiva di vivere questo tempo nel suo intrinseco valore di cambiamento, che possiamo positivamente indirizzare verso mete migliori di quanto finora abbiamo fatto. Possiamo divenire protagonisti di una vera e propria rivoluzione culturale, attraverso la quale non solamente auspicare, ma finalmente creare un mondo più equilibrato, in cui vi siano un uso efficiente e un'equa distribuzione delle risorse, in cui l'economia abbia un volto umano e, proprio in quanto tale, non sia più disgiunta dall'etica. Dobbiamo riposizionare correttamente fini e mezzi, dobbiamo ricollocare la persona al centro di ogni fare, dobbiamo riscattare il nostro spirito dall'imbarbarimento del materialismo in una tensione continua a divenire migliori. Per il Movimento di Etica ed Economia si apre un periodo di impegno totale, nel quale mettere in atto la filosofia a lungo coltivata e fortificata, per realizzare tutti quei progetti che costituiscono il bagaglio culturale di anni di lavoro. Tutto ciò è descritto nel mio nuovo libro "CRISI, RICCHEZZA, POVERTA'", che spero tanto avrete la pazienza di leggere, commentare ed integrare di proficui apporti, che mi auguro vogliate condividere con tutti gli amici del Movimento nel blog che ho messo a disposizione. Ma, riprendendo la finalità dei miei Comunicati periodici, in questo in particolare vorrei focalizzare la Vostra attenzione e riflessione su alcuni punti che sono parte del nostro attuale pensiero:

  1. la pace sociale, sia nei Paesi Occidentali che nei PVS, deve essere un bene superiore a cui tendere nell’indirizzare ad essa l’agire quotidiano;
  2. il lavoro, come tempo di sperimentazione dei propri talenti, rappresenta una straordinaria ricchezza alla quale tutti hanno il diritto di accedere. Il ritorno alla centralità della persona comporterà maggiore flessibilità nello stabilire il tempo per il lavoro e le imprese produttive si orienteranno a produzioni per il consumatore invece che a quelle per il mercato;
  3. i giovani devono essere meno orientati a lavorare in settori finanziari e speculativi se vogliamo che il mondo possa ritornare all’economia reale;
  4. i Paesi Occidentali devono comprendere che i flussi migratori dai Paesi poveri sono una logica conseguenza delle politiche economiche quantitative orientate all’incremento del PIL e al consumismo;
  5. i Paesi Occidentali devono avviare nuove politiche economiche che facilitino il ritorno degli immigrati nei Paesi di origine al fine di agevolare uno sviluppo economico diffuso. Le imprese occidentali possono favorire la nascita di jont ventures  in altri Paesi, sostenute da una nuova economia capace di utilizzare positivamente il fenomeno della globalizzazione. Deve essere sostenuto il sistema dell’“affidamento” tra imprese avviando metodi di collaborazione tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo, basati sulla parità dei soggetti e diversi dal colonialismo;
  6. devono essere avviate nuove politiche sull’occupazione capaci di immaginare una modesta riduzione degli attuali orari in modo che più persone possano accedere al “bene primario” del lavoro. Non possiamo più fingere di non accorgerci che, in Occidente, la sperequata disponibilità di mezzi rispetto ai PVS permette una capacità produttiva superiore ai consumi sufficienti a soddisfare i reali bisogni.

 

Attendo i Vostri preziosi contributi e il Vostro sostegno di idee attraverso il Blog nel mio sito:

www.tulliochiminazzo.it

Cordiali saluti.

Roma, 30 settembre 2009

Tullio Chiminazzo
Fondatore Movimento Mondiale delle Scuole di Etica ed Economia





Incominciamo la nostra avventura.
Oggi, 12 settembre 2009 diamo avvio al nostro dialogo in rete tramite questo blog.
Mi auguro poter discutere con ognuno di voi sui temi caldi dell'economia.

Tullio Chiminazzo





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