COMUNICATO 6/2019



EFFICIENZA E SOLIDARIETÀ


Appartiene alle cose piacevoli di questi giorni poter constatare che un numero sempre maggiore di persone sostiene che etica ed economia, etica e impresa, efficienza e solidarietà, sono espressioni che un tempo erano considerate separate e inavvicinabili mentre, ora, sarebbero inscindibilmente collegate.
L’efficienza è lo strumento per raggiungere il maggior risultato, col minor utilizzo di risorse. Ѐ l’elemento guida del gesto che viene definito economico e, in termini numerici, rappresenta la tensione verso una rappresentazione, la più quantitativa possibile.
La solidarietà, all’opposto, tende a raggiungere il miglior risultato e riguarda la capacità degli esseri viventi di considerare l’altro al primo posto. Ha come punto focale l’amore del prossimo, in modo impegnato e come espressione di un elemento dinamico e di un processo culturale. Presuppone l’accettazione e la valorizzazione delle diversità, in una dimensione spirituale che diventa azione, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dell’intera comunità umana. Ѐ espressione dell’Etica e rappresenta l’indirizzo verso la qualità della vita e la qualità dei beni che soddisfano i bisogni umani.
L’efficienza viene applicata in modo esemplare da coloro che, nel mercato, riescono a creare ricchezza in quantità molto superiore rispetto ai competitor.
La solidarietà viene applicata da coloro che, spinti da una particolare sensibilità personale, si lasciano guidare più dal cuore che dall’istinto e dalla ragione. Spesso è confusa con la beneficienza, per il comune indirizzo a fare il Bene, pur essendo “progettualmente” diversa. Premettendo che per me, avendone avuto prova scientifica nei lunghi anni di attività professionale vicino alle imprese, la soluzione sta nell’utilizzazione contestuale di processi efficienti e solidali, capaci di migliorare la vita di comunità e, insieme, realizzare i maggiori risultati economici, vorrei cercare di spiegarmi con alcune domande e alcuni esempi.
La prima: perché parlando di “Etica ed Economia”, prima viene la persona e poi gli strumenti (come fare); parlando di “Qualità e Quantità”, prima viene la persona (qualità della vita) e poi gli strumenti (numerici); parlando, invece, di “Efficienza e Solidarietà”, prima vengono gli strumenti e poi i rapporti che legano le persone?
La risposta è semplicissima: perché per poter fare il Bene, serve poterselo permettere. Non possono fare il Bene coloro che nulla hanno da Donare agli altri.
Ma il Dono è elemento che può entrare in gioco nel fenomeno economico e nell’economia di mercato?
In ambito economico operano le persone che agiscono facendo ricorso ai propri talenti oltre che all’intelligenza e ai sentimenti, mosse dalla prospettiva culturale, per migliorare le proprie condizioni di vita. Sia se operano da attori del mercato, che da destinatari: i consumatori, per l’appunto.
Possiamo anche chiederci perché molti grandi “magnati”, coloro che avrebbero applicato l’efficienza in modo esemplare nelle loro attività imprenditoriali, verso la fine delle loro esperienze di vita, cercano di fare il Bene, donando immense ricchezze.
La mia risposta è una: solo in quel momento della loro vita hanno compreso il limite dell’utilizzazione della sola efficienza nei processi economici da loro applicati.
Purtroppo la solidarietà applicata in momenti successivi, quasi sempre divenuta beneficienza perché non inserita in un processo culturale, dinamico e strutturale, non può dare i risultati attesi tanto che nemmeno loro (i magnati) sono nelle condizioni di contestare la convinzione comune che ritiene essere più fruttuoso “insegnare a pescare invece che donare un pesce”.
Dalla parte opposta, in ambito aiuti internazionali e nelle organizzazioni definite no-profit, quante persone buone si prospettano di fare il Bene attraverso la solidarietà, senza comprendere che l’efficienza è indispensabile per raggiungere risultati accettabili?
Quante risorse vengono disperse da chi immagina ininfluente l’aspetto numerico e quantitativo, nelle proprie rappresentazioni di produzione e distribuzione di ricchezza?
Speriamo che finalmente molti comprendano che per cambiare i modelli di sviluppo e renderli più sostenibili e più competitivi non c’è alternativa nel far funzionare le imprese coniugando efficienza e solidarietà, non solo a parole e occupando inadeguatamente tutti gli spazi comunicativi, ma con l’azione che discende dal sapere che, integrato dall’impegno a fare, diventi saper fare.

Bassano del Grappa - Roma, 10 dicembre 2019


Tullio Chiminazzo


 

 





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