COMUNICATO 1/2016
IL DILEMMA DELLA FORESTA DAI 100 ALBERI

T. Chiminazzo, ETICA ED ECONOMIA Verso il nuovo umanesimo economico, FrancoAngeli, Milano, 2016, pag. 116


Il dilemma della foresta dai 100 alberi rappresenta le due alternative che ha di fronte una persona che riceve in eredità dei beni materiali. Può decidere di disporre immediatamente della “ricchezza” ricevuta come può, in alternativa, scegliere la solidarietà economica. Questa seconda decisione, i cui frutti maturano nel medio/lungo periodo, realizza, contemporaneamente, il migliore risultato economico per sé ed il contestuale incremento delle utilità degli altri componenti la medesima comunità di appartenenza. Il dilemma è il seguente:
una persona riceve dal padre una foresta di cento alberi giunti a maturazione dopo 10 anni, in un grande appezzamento di terreno. Il valore è di cento unità che, se patrimonializzate, permettono al figlio di vivere “di rendita” per 10 anni. Il dilemma è costituito dalla scelta tra l’immediato abbattimento dei cento alberi, procurandosi subito le risorse monetarie per vivere i successivi dieci anni o, in alternativa, tagliare 11 alberi all’anno e, col ricavato dei primi dieci disporre delle risorse per vivere l’intero anno mentre, col ricavato dell’undicesimo, disporre del valore per acquistare 100 piante da reimpiantare negli spazi liberi del terreno ricevuto. Solo la scelta della seconda alternativa può essere definita di solidarietà economica in quanto la decisione risulta essere competente e coerente con la capacità di mettere insieme tutti i fattori produttivi, tenendo adeguatamente conto del tempo, e sapendo comparare correttamente il risultato del processo. Il destinatario del lascito, infatti, alla fine del decimo anno, oltre ad aver realizzato, ed utilizzato per vivere, il valore di cento, suddiviso in quote di dieci per anno, si trova con 990 alberi, dal valore complessivo di 540 unità. Il presupposto è rappresentato dal fatto che gli alberi giungono a maturazione in 10 anni e, quindi, ogni anno maturano, incrementandolo, il 10% del loro valore. Gli effetti collaterali di questa decisione di “solidarietà economica” sono, inoltre, quelli di aver accresciuta la capacità di creare posti di lavoro di 9,9 volte (da 100 alberi a 990) e il verde a disposizione del medesimo proprietario e dell’intera comunità nella quale vive, è anch’esso pari a 9,9 volte quello iniziale.
Il numero di 990 alberi, dal valore complessivo di 540 unità, è il risultato dell’ipotesi in cui il costo delle nuove piante è pari ad un centesimo del valore degli alberi giunti a maturazione, dopo 10 anni, e di un decimo di quelli giunti a maturazione, dopo il primo anno.
Il numero di alberi sarebbe pari a 490, con un valore di 265 unità, se il costo delle nuove piante si ipotizzasse di un cinquantesimo del valore degli alberi giunti a maturazione, dopo 10 anni, e di un quinto di quelli giunti a maturazione, dopo il primo anno.
Il numero di alberi sarebbe pari a 190, con un valore di 100 unità, se il costo delle nuove piante si ipotizzasse di un ventesimo del valore degli alberi giunti a maturazione, dopo 10 anni, e di un mezzo di quelli giunti a maturazione, dopo il primo anno.
Alla fine di questa semplice operazione è giusto chiederci perché, se il risultato è così evidente, tutti gli operatori non scelgano il fattore “solidarietà economica” per effettuare le proprie scelte?
Due sono per me le risposte appropriate:
• la prima sta nel fatto che, molto spesso, l’imprenditore non è a conoscenza di tutti i fattori che potrebbero meglio orientare le sue scelte economiche e, con difficoltà, accetta di fare quel percorso culturale che gli permetterebbe di conoscere e di utilizzare il maggior numero di strumenti adeguati per competere positivamente nel mercato;
• la seconda risposta è da ricercare in una società e in un ambiente culturale che stentano a far emergere, con chiarezza, quali sono gli elementi positivi che possono aiutare l’imprenditore a fare scelte coerenti. La mancata esperienza in ambito pratico-economico di molti studiosi e “docenti” è tale che, spesso, sono orientati ad elaborare teorie e insegnamenti assolutamente fuorvianti per un mondo che, grazie alla rivoluzione informatico-digitale e alla globalizzazione, ha subito cambiamenti eccezionali, se non addirittura epocali.
Non comprendere i cambiamenti avvenuti, e quelli in corso, comporta, inoltre, una continua dispersione di energie nella contrapposizione ideologica tra capitalisti e collettivisti e tra i fautori di una presunta terza via, rappresentata da una nuova economia sociale e civile di mercato. La confusione diventa evidente quando i fautori di questa “terza via” si trovano a giustificare atteggiamenti anti economici in nome di un’etica che definiscono a piacimento secondo le teorie, spesso sbagliate, che cercano di giustificare . Criteri di benevolenza verso il prossimo, non ben definiti, e di difficile se non impossibile definizione, dovrebbero guidare le azioni degli imprenditori “etici” quando, invece, sarebbe sufficiente partire dal presupposto che il processo economico che non tiene conto dell’etica, della persona e dei suoi valori, non può godere dell’appellativo economico, per aiutare la comunità verso un percorso più trasparente e meno pericoloso.
Ritornando al dilemma, prima esposto, desidero far notare che, volutamente, nessun valore è stato attribuito al titolare del lascito e all’intera sua comunità per gli altri benefici correlati alla scelta di non tagliare subito i 100 alberi. È il valore che hanno le maggiori risorse naturali a disposizione: più verde, migliore disponibilità di beni naturali circostanti e aria più pulita.


Costo delle nuove piante pari ad un centesimo rispetto al valore degli alberi a maturazione (10 anni) e un decimo degli alberi al primo anno



Costo delle nuove piante pari ad un cinquantesimo rispetto al valore degli alberi a maturazione (10 anni) e un quinto degli alberi al primo anno



Costo delle nuove piante pari ad un ventesimo rispetto al valore degli alberi a maturazione (10 anni) e un mezzo degli alberi al primo anno




Cordiali saluti.
Tullio Chiminazzo
Bassano del Grappa, 18 novembre 2016



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