tullio


2020.05.05 05:56:00



Rinascimento Economico, Sociale e Ambientale, dopo il coronavirus/covid-19,
dall’anno ’20 del XXI Secolo - Helicopter money


Due percorsi che potrebbero cambiare le prospettive dell’umanità:
1. Adottare la nuova disciplina “Etica ed Economia” che prevede di mettere al primo posto l’aspetto Qualitativo rispetto a quello Quantitativo. Il centro delle attività economiche diventa la Persona, parte della Comunità, e la Natura per arrivare, attraverso la solidarietà d’impresa, alla nuova consapevolezza Sociale, Economica e Ambientale.
2. Adottare la ridistribuzione dei mezzi di produzione (anziché la ridistribuzione dei redditi) attraverso la concessione di sussidi/contributi (helicopter money) dello Stato direttamente alle persone che si assumono l’onere (la responsabilità sociale) di fare impresa, utilizzando un metodo che innesca un nuovo meccanismo fiduciario tra lo Stato e i suoi cittadini (garanzia dello Stato sui finanziamenti, anche di quelli dei privati/famiglie/imprese/stakeholder, verso le imprese) e, contestualmente, si dà avvio al riequilibrio tra il debito pubblico e il debito/risparmio complessivo dell’Italia.
Gli obiettivi
- Si potranno creare le condizioni per il passaggio dalla società dei consumi, dove la retribuzione per il lavoro è diventata “strumento per consumare”, alla società “partecipativa” del Prof. Pier Luigi Zampetti (29.3.1927 – 1.11.2003). La proprietà, oggi troppo accentrata nelle mani di pochi, sarà diretta conseguenza del Lavoro che avrà il primato sul capitale. I mezzi di produzione andranno ai lavoratori che si orientano all’impresa affinché tutti ritrovino una loro più appropriata dimensione personale: “gli esseri umani nascono imprenditori, non ricercatori di lavoro”, Prof. Yunus.
- Le imprese diventeranno luoghi di “scambio di capacità imprenditoriali” e di rilevante “responsabilità sociale”.
Il Metodo
- Lo Stato, anziché distribuire direttamente i contributi, presta garanzie bancarie agli Istituti che concedono i finanziamenti alle imprese.
- Stabilita l’entità dei contributi (helicopter money), gli operatori economici iscriveranno a bilancio un credito verso lo Stato, di importo corrispondente, per imposte anticipate mentre, la contropartita contabile sarà costituita da patrimonio/capitale sociale.
Lo Stato presta garanzie e non incrementa il suo debito pubblico, avviando un processo fiduciario con i cittadini che, al momento di pagare le imposte, porteranno in detrazione, dalle medesime, il contributo ricevuto.
Se lo Stato dovesse garantire ulteriormente i prestiti diretti dei cittadini verso le imprese, avvierebbe un meccanismo virtuoso in grado di riequilibrare debito pubblico e debito complessivo (che comprende debiti/risparmi di famiglie e imprese), in modo da poter competere in Europa senza essere più considerati cittadini di un Paese con i “conti in disordine”.
Cosa fare ancora
- Dedicare maggior attenzione al mondo giovanile, promuovendo luoghi di incontro e di dibattito per ragazzi e giovani dai 13 ai 18 anni. Vanno coinvolti gli istituti scolastici di ogni genere e grado, per quello specifico intervallo di età, creando un ponte naturale e sinergico tra la scuola, le imprese e le professioni.
- Diffondere Fondazioni nelle quali imprenditori e benefattori/filantropi/magnati mettono a disposizione risorse economiche e culturali per creare nuovi “incubatori d’impresa” e per gestire imprese sociali del “modello Yunus” e imprese Benefit.
- Utilizzare il metodo di aiuto diretto alle imprese (helicopter money) anche nei Paesi in via di sviluppo, direttamente da parte delle organizzazioni internazionali dedite agli aiuti per lo sviluppo compatibile.

Roma - Bassano del Grappa, 30 aprile 2020


Tullio Chiminazzo – Fondatore Movimento mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”


 

 


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2020.04.22 07:30:03



PROPOSTA
PICCOLE E MEDIE IMPRESE – PROFESSIONISTI ED OPERATORI ECONOMICI “RINASCIMENTO ECONOMICO” DOPO IL CORONAVIRUS/COVID-19 DALL’ANNO ’20 del XXI SECOLO
Helicopter Money


PREMESSE
A) I leader mondiali sembrano alla ricerca di un futuro di comunità condiviso, mentre i parametri e le modalità di svolgimento dell’Economia necessitano di essere rivisti, rendendo indispensabile riscrivere le regole per il corretto comportamento che faccia seguire il miglioramento delle condizioni di vita nel pianeta, utilizzando criteri di solidarietà e fratellanza, all’interno dei Paesi e tra i Popoli. Tutte le persone devono ritrovare la propria dimensione spirituale per mettere al primo posto il Bene comune e la gioiosa appartenenza alla propria Comunità.
Il primo presupposto vuole che la scienza/disciplina “Economia” debba essere ora sostituita da una nuova disciplina: “Etica ed Economia”, caratterizzata dalla solidarietà come elemento moltiplicatore le utilità economiche e sociali. Quest’ultima prevede che l’attenzione sia spostata dall’aspetto quantitativo a quello qualitativo, affermando che qualsiasi processo economico deve porre al centro la Persona come parte della Comunità, dove la salvaguardia della Natura, la riduzione progressiva dell’inquinamento, l’utilizzo di energie rinnovabili e delle reti, l’orientamento delle attività all’economia circolare e all’economia della condivisione, nella ricerca della diminuzione degli sprechi, saranno alla base di tutte le attività umane future. I processi produttivi si dovranno concretizzare attraverso attività culturali che assumono rilevanza economica e sociale, ponendo la massima attenzione verso i poveri e gli esclusi. La solidarietà tra operatori economici e consumatori, tra lo Stato e i suoi cittadini, come pure nelle diverse relazioni a livello internazionale, favorirà la globalizzazione della solidarietà che costituirà l’elemento determinante del passaggio dall’attuale disciplina, “Economia”, alla nuova, “Etica ed Economia”.
B) La conseguenza di questo positivo orientamento, che tende a valorizzare il lavoro delle persone con il necessario e contestuale ridimensionamento del peso della finanza in economia, presuppone l’abbandono dell’Assistenzialismo e del Consumismo, le due facce della stessa medaglia, affinché tutti, produttori e consumatori, assumano nuova responsabilità sociale, mentre le strutture economiche dovranno caratterizzarsi per la loro importante funzione sociale.
Il secondo presupposto ci dice che, per realizzare questi obiettivi, gli Stati e le Organizzazioni sovranazionali, che sono tenute comunque all’assistenza verso le fasce più deboli della società, devono indirizzare le risorse non più verso la ridistribuzione della ricchezza ma verso la ridistribuzione dei mezzi di produzione, facendo in modo che il maggior numero di operatori acquisiscano le dovute “capacità imprenditoriali”.
Semplicemente: “non si deve dare il pesce ma ridistribuire gli strumenti e insegnare a pescare”.


PROPOSTA
1. Aspetto culturale
Perché possa prendere avvio il “rinascimento economico” che serve all’umanità, in questo particolare momento storico, si deve partire dalla fase culturale che, a tempo stesso, possa permettere la valorizzazione di quella economico-finanziaria, in funzione sociale. Vanno sostenuti corsi, incontri, cenacoli culturali e scuole d’impresa per la diffusione e la comprensione della nuova disciplina “Etica ed Economia”, con il contributo primario di Industriali, Artigiani, Commercianti, Agricoltori, Professionisti e loro Associazioni di categoria, Sindacati dei lavoratori e Associazioni di volontariato e di promozione del Bene comune.
Per quanto si riferisce alla preparazione delle nuove generazioni (ragazzi e giovani dai 13 ai 18 anni) si devono promuovere luoghi di incontro e dibattito sui contenuti della nuova disciplina, coinvolgendo gli istituti scolatici di ogni genere e grado per quello specifico intervallo di età, creando un ponte naturale e sinergico tra la scuola, le imprese e le professioni.
Imprenditori e benefattori/filantropi/magnati dovrebbero dar vita ad istituzioni, per il “bene comune”, private/pubbliche (ad esempio, attraverso Fondazioni), capaci di diventare dei veri e propri “incubatori d’impresa”, affinché possano affermarsi i nuovi modi di concepire i fenomeni economici e, conseguentemente, le nuove modalità di vita nel pianeta.
2. Aspetto economico-finanziario
Gli Stati dovrebbero mettere a disposizione gratuitamente risorse (helicopter money) per le persone fisiche chiamate a collaborare per riavviare i processi di sviluppo economico, dopo la crisi causata dal “coronavirus/covid-19” e per tutti coloro che, in futuro, decideranno di fare “IMPRESA”, distinguendo due modalità operative:
a) la prima, con risorse di importi limitati, da concedere a tutte le persone che si impegnano ad operare nel mercato adottando i criteri della nuova disciplina “Etica ed Economia”;
b) la seconda, per importi più consistenti, da concedere a tutte le persone che, oltre ad impegnarsi ad operare nel mercato adottando i criteri previsti alla precedente lettera a), presentano un progetto economico ritenuto di rilevante interesse sociale.
In entrambi i casi, i contributi/sussidi verrebbero anticipati dagli Istituti bancari, a titolo di finanziamento, garantito dallo Stato. Contemporaneamente, professionisti e piccole e medie imprese iscriveranno a bilancio un credito verso lo Stato per imposte anticipate, corrispondenti all’entità del sussidio, mentre la contropartita contabile sarà costituita dal patrimonio o capitale. Attraverso questo metodo si realizza l’immediatezza della disponibilità finanziaria e, contestualmente, una sistematica e prudenziale allocazione delle risorse.
Inoltre, si dà l’opportunità agli operatori di agire nel mercato in modo efficiente applicando la solidarietà economica, il cui primo esempio viene dallo Stato che interviene avviando un processo virtuoso, sia in questo difficile momento storico di crisi globale ma, specialmente, per tutti coloro che, in futuro, vorranno assumere responsabilità sociale: le giovani generazioni, in particolare.
3. Riduzione dell’incidenza della finanza nell’economia reale
Le imprese che, oltre ad impegnarsi per l’applicazione della nuova economia etica, sono trasparenti nel determinare e rendere pubblico il valore della propria azienda, possono accedere a nuove forme di finanziamento garantito dallo Stato, con apporti diretti da privati (dipendenti, soci, fornitori, clienti, banche e stakeholder in generale). L’utilizzo di questo sistema, che potrebbe assumere il nome di finanza di vicinato o finanza della conoscenza, riduce il costo dell’intermediazione finanziaria e l’incidenza della finanza nell’economia reale. Permette ai cittadini di accedere ad uno strumento di prossimità dove possono investire i propri risparmi (tutelati) e, contestualmente, diventare parte attiva dello sviluppo economico locale.


CONCLUSIONI
A noi sembra che la nuova disciplina “Etica ed Economia”, se correttamente diffusa ed applicata, unitamente alla tecnica di ridistribuzione dei mezzi di produzione, con la diffusione di nuove capacità imprenditoriali, possano rappresentare strumenti vincenti per riavviare lo sviluppo a livello mondiale. Quello che appare altrettanto convincente è l’utilizzo che potrebbe aversi nei Paesi in via di sviluppo dove i sussidi potrebbero essere elargiti direttamente dalle organizzazioni sovranazionali, evitando pastoie burocratiche e carenti organizzazioni che, proprio in quei Paesi, rappresentano spesso il principale limite alla diffusione di uno sviluppo compatibile. Anche la diffusione di una nuova “finanza di vicinato” potrebbe aiutare l’economia a riprendere il proprio ruolo, accrescendo l’importanza economica del risparmio di persone, famiglie e imprese.
Il punto centrale rimane la necessità di innescare un meccanismo fiduciario e se gli Stati faranno il primo passo, attraverso la garanzia sui finanziamenti, anche i cittadini potranno ritrovarsi in un nuovo mercato di “fiducia reciproca”.


Bassano del Grappa, 22 aprile 2020
Tullio Chiminazzo - Fondatore Movimento mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”

 



PROPOSAL

SMALL AND MEDIUM ENTERPRISES, PROFESSIONALS AND ECONOMIC OPERATORS:
“ECONOMIC RENAISSANCE” AFTER THE 2020 CORONAVIRUS/COVID-19 PANDEMIC
Helicopter Money


INTRODUCTION
A) Global leaders seem finally interested in working towards a future of sharing communities. Economic parameters and methods certainly require thorough revision. The rules of business conduct need to be rewritten if the conditions of life on this planet are to improve; criteria of solidarity and brotherhood among nations and peoples must be adopted. We all have to rediscover our spiritual dimension if we are to prioritise the common good and achieve joyful membership of our own communities.
The first prerequisite is to replace the science/discipline of “Economics” with a new discipline of “Ethics and Economics” which considers solidarity as a multiplier of economic and social utility. This in turn requires that we shift attention from purely quantitative values to qualitative aspects. We must understand that economic processes need to focus on people as members of communities: the protection of nature, the gradual reduction of pollution, the use of renewable energy and networks, progress towards a circular, sharing economy and the elimination of waste play essential roles and must therefore underly all future human activity. Production processes must assume the form of cultural activities with both economic and social value and the greatest attention must be paid to the poor and excluded. Solidarity between economic operators and consumers, between the state and its citizens and in international relations can promote the globalisation of solidarity as a decisive element in the transition from today’s discipline of “Economics” to tomorrow’s “Ethics and Economics”.
B) Such ethical re-orientation, resulting in the valorisation of people’s work and a corresponding reduction of the role of finance in the economy, presupposes the abandonment of Welfarism and Consumerism, two sides of the same coin. Everybody – producers and consumers alike – must assume greater social responsibility; economic structures must be evaluated on the significance of their social function.
To achieve this second prerequisite, states and supranational organisations assisting the weaker elements in society must focus their efforts not on the redistribution of wealth but on redistributing the means of production so that as many operators as possible acquire “entrepreneurial capabilities”.
To put it simply: “we must stop distributing fish and instead redistribute the means to fish and teach how to fish”.


PROPOSAL
1. Cultural aspect
To launch the “economic renaissance” that humanity needs at this critical moment in time, we first need to change our culture. This will allow us to re-evaluate economic and financial indicators on the basis of social utility. Courses, meetings, cultural evenings and business schools must be organised to promote and explain the new discipline of “Ethics and Economics”, with contributions coming mainly from industrialists, craftsmen, traders, farmers, professionals and professional associations, trade unions, voluntary associations and charities.
To prepare the younger generation (teenagers between 13 and 18), meetings and debates must be held to discuss the new discipline, involving all the types and levels of school serving this age group, to create a natural and synergic bridge between education, industry and the professions.
Entrepreneurs and benefactors/philanthropists/magnates should set up private or public institutions for the “common good” (for example, through foundations). Such institutions should function as “business incubators” to promote the new understanding of economic activity and, consequently, to encourage a new approach to life on this planet.
2. Economic and financial aspect
States should provide free resources (helicopter money) to individuals called on to revive economic development after the coronavirus/covid-19 pandemic and to all those who, in future, decide to start a “BUSINESS”. Such resources should be distributed in two ways:
a) firstly, by allocating resources of limited value to all those who undertake to operate according to the principles of the new discipline of “Ethics and Economics”;
b) secondly, by allocating more significant resources to all those who not only undertake to operate according to the criteria established in letter a) but also present a business plan considered to be of great social interest.
In either case, contributions/subsidies should be advanced as state-guaranteed finance by the banks. In parallel, professionals and small to medium enterprises should record in their accounts a credit corresponding to the sum received, payable to the state in tax and guaranteed by assets or capital. This would make the necessary finance immediately available and, in parallel, systematically and securely allocate the relevant resources.
This would also give businesses an opportunity to operate efficiently while promoting the economic solidarity demonstrated by the state, thereby initiating a virtuous process, not just at this moment of global crisis, but more importantly aimed at all those intending to operate in a socially responsible way in future, particularly the younger generations.
3. Reducing the role of finance in the real economy
Businesses who, in addition to following the new, ethical operating rules, are also transparent in recording and publishing their accounts should be able to access additional forms of state-guaranteed finance, with direct contributions from the private sector (employees, shareholders, suppliers, customers, banks and stakeholders in general). Use of such a system, which could be defined as “neighbourhood finance” or “community finance”, would reduce financial mediation costs and the impact of finance on the real economy. It would also give citizens access to a local tool in which to invest (guaranteed) savings while at the same time contributing to local economic development activities.


CONCLUSIONS
Provided the new discipline of “Ethics and Economics” is correctly promoted and applied, and provided the means of production are redistributed and new entrepreneurial capacity is developed, we are convinced that growth can be revived globally. We also firmly believe that developing nations could make good use of these tools: subsidies could be distributed directly through supranational organisations, avoiding the bureaucratic bottlenecks and organisational inadequacies that often hamper the development of sustainable businesses in these countries. The diffusion of a new “neighbourhood finance” system would contribute to relaunching economic activity while raising the economic importance of personal, family and business savings.
The key issue is the need to put in place a trustworthy mechanism, but if nation states make the first move by guaranteeing finance, their citizens will find themselves in a new market based on “mutual trust”.

Bassano del Grappa - Roma, 22nd april 2020


Tullio Chiminazzo - Founder of the Global Movement of "Ethics and Economics" Schools


 

 


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2020.04.17 09:15:13


PRESENTAZIONE STUDIO


PICCOLE E MEDIE IMPRESE – PROFESSIONISTI ED OPERATORI ECONOMICI UNITI IN UNO SFORZO COMUNE PER RIAVVIARE LO SVILUPPO DOPO IL CORONAVIRUS


HELICOPTER MONEY 2020


Abbiamo predisposto quattro paginette di uno studio che potrebbe essere utile per aiutare i cittadini dell’Italia e dell’Europa a ripartire, dopo la catastrofe del “coronavirus”.
Anche se qualcuno lo troverà eccessivo sotto il profilo delle risorse da mettere in campo, questa volta, si tratta di ripartire dal basso per costruire un mondo diverso nel quale il fenomeno economico sia parte della vita delle persone e nel quale la finanza possa lasciare veramente il posto alla cosiddetta economia reale.
Non abbiamo alcuna pretesa ed alcuna attesa ma, ci interessa anticipare che siamo contro l’Assistenzialismo e contro il Consumismo, le due facce della stessa medaglia. La tecnica dell’Helicopter Money, indicata da molti monetaristi e uomini della finanza, verrebbe ipotizzata come uno strumento di distribuzione ai consumatori mentre noi sosteniamo che le risorse dovrebbero essere distribuite alle persone per fare impresa purché, queste, si impegnino a costruire un mondo diverso dove la scienza/disciplina “Economia” possa essere sostituita da una nuova e diversa disciplina: “Etica ed Economia”.
Basta politiche di ridistribuzione di ricchezza ma politiche di distribuzione dei mezzi di produzione. Meglio e prima di noi questi concetti sono stati espressi in numerosi scritti, lezioni e libri, dal carissimo amico, il compianto Prof. Pier Luigi Zampetti (29.3.1927- 1.11.2003).
Roma - Bassano del Grappa, 31 marzo 2020
Tullio Chiminazzo



STUDIO I


PICCOLE E MEDIE IMPRESE – PROFESSIONISTI ED OPERATORI ECONOMICI UNITI IN UNO SFORZO COMUNE PER RIAVVIARE LO SVILUPPO DOPO IL CORONAVIRUS

Proposta: La politica recupera il primato sulla finanza mentre l’impresa ritorna all’economia reale, utilizzando il risparmio “garantito” (finanza di vicinato e di conoscenza), per diventare strumento di sviluppo sostenibile.

 

Premesse e punti cardine
La catastrofe mondiale causata dal “coronavirus”, definita da alcuni “terza guerra mondiale con un nemico invisibile da combattere”, ci ha fatto elaborare una proposta operativa che dovrebbe permettere al popolo italiano di riprendere un cammino di sviluppo, evitando molti errori compiuti negli ultimi 25 anni, specialmente se guardiamo alla crescita economica, troppo orientata al consumismo, e se guardiamo al ruolo della finanza che, anziché impiegare e garantire correttamente i risparmi, è degenerata spesso verso una speculazione senza limiti.

A molti sembra che i rimedi che sono allo studio dalla BCE (vedasi le diverse proposte di emettere Euro Bond) e dalle altre Banche centrali dei maggiori Paesi al mondo, siano un modo errato di affrontare questo difficile momento perché le difficoltà della crisi della moneta non possono trovare soluzione attraverso la creazione di ulteriore moneta.
Altri sostengono che oggi serva una risposta politica a questa crisi e che la politica deve mettere “liquidità vera” e non prestiti, in mano alle persone che hanno perso il lavoro e alle imprese che non hanno più ricavi.
Si dice che sarebbe inutile facilitare l’accesso al credito quando le produzioni e i consumi sono ai minimi termini e si invocano tecniche e politiche di “helicopter money”.
Quasi tutti sono preoccupati che il riavvio del sistema economico, se e quando ci sarà, non ripeta gli errori del passato. Si rivede la storia economica degli ultimi trent’anni durante i quali, dopo aver accantonato il collettivismo e trasformato il capitalismo in consumismo, attraverso politiche assistenziali degli Stati che hanno, di fatto, degenerato il lavoro delle persone solo in funzione del consumo (col PIL come l’unico indicatore universalmente riconosciuto), si è giunti ad un sistema speculativo esagerato nel quale il mondo finanziario è stato il maggior artefice del solco profondo creato tra i cittadini e le Istituzioni.
Alcuni studiosi, filosofi, economisti e autori di nuove teorie economiche hanno sostenuto e sostengono che la distribuzione di ricchezza è errata e che serve sostituirvi la distribuzione dei mezzi di produzione, oggi inesorabilmente in mano a pochi, per portare al centro della scena economica il lavoro ed il corretto ruolo sociale dei lavoratori. Per molti, la vita, il rispetto delle persone e la fiducia tra operatori economici e consumatori sarebbe giunta ad un punto tale che si potrebbe sostenere che l’uomo ha perso l’anima e, prima ancora di avviare nuove tecniche operative e di convivenza, servirebbe ricostruire l’uomo.

La proposta

1. Lo Stato italiano, oltre all’assistenza che è tenuto a dare alle persone più deboli del tessuto economico, dovrebbe predisporre un piano di aiuti, ponendo a disposizione gratuitamente risorse alle persone che hanno perso il lavoro e alle imprese che hanno perso il mercato, incentivando la partecipazione di una nuova classe dirigente economica. Il sussidio dovrebbe essere subordinato ad un progetto imprenditoriale con l’assunzione dell’impegno a dare attuazione ad una nuova economia etica per partecipare, da attori, allo SVILUPPO futuro del proprio Paese, assumendo il ruolo di operatori economici singoli (professionisti e imprese individuali) ovvero in gruppo (società). I sussidi potrebbero essere così suddivisi:
a) Euro 20.000,00 (ventimila/00), una tantum nel triennio 2020-2021-2022, esclusa da ogni imposizione fiscale, da attribuire a tutte le persone fisiche di età compresa tra 18 e 70 anni compiuti, che sono attualmente impegnate in ambito economico non agricolo (partite IVA di Professionisti, imprenditori individuali, società di persone e di capitali, comprese le cooperative), ovvero a persone fisiche, sempre di età compresa tra 18 e 70 anni compiuti, che intendono avviare una nuova attività economica non agricola, sotto forma professionale, di impresa individuale, di società di persone, di società di capitali e di cooperativa. Il numero massimo di persone che possono accedervi, in una struttura economica pluripersonale (imprese familiari, società e cooperative), è pari a cinque in modo tale comunque che il sussidio, che obbligatoriamente dovrà diventare patrimonio o capitale sociale, non sia superiore complessivamente ad euro 100.000,00 (centomila/00). La corresponsione del sussidio è subordinata alla presentazione di un breve progetto che contiene l’impegno ad attuare una nuova economia etica (vedasi modello allegato). Il sussidio verrà distribuito a cura del MEF, attraverso i comandi locali della Guardia di Finanza, competenti in base alla sede principale dell’attività economica. Supponendo l’utilizzazione del sussidio nei prossimi tre anni, di sei milioni di persone, l’importo a carico dello Stato sarebbe pari a 120 miliardi di Euro;
b) Euro da 101.000,00 (centounmila/00) fino al massimo di Euro 200.000,00 (duecentomila/00) una tantum nel triennio 2020-2021-2022, esclusa da ogni imposizione fiscale, da attribuire a tutte le persone fisiche di età compresa tra 18 e 70 anni compiuti, che sono attualmente impegnate in ambito economico non agricolo (partite IVA di imprenditori individuali, società di persone e di capitali, comprese le cooperative), ovvero a persone fisiche, sempre di età compresa tra 18 e 70 anni compiuti, che intendono avviare una nuova attività economica non agricola, sotto forma di impresa individuale, società di persone, società di capitali e cooperative. Il numero massimo di persone che possono accedervi, in una struttura economica pluripersonale (imprese familiari, società e cooperative), è pari a cinque in modo tale, comunque, che il sussidio, che obbligatoriamente dovrà diventare patrimonio o capitale sociale, non sia superiore complessivamente ad euro 800.000,00 (ottocentomila/00). La corresponsione del sussidio è subordinata alla presentazione di un business plan che contiene l’impegno ad attuare una nuova economia etica, certificato da professionisti appositamente abilitati. Il sussidio verrà distribuito a cura del MEF, attraverso i comandi della Guardia di Finanza di competenza in base alla sede principale dell’attività economica. I soggetti di cui alla lettera a) possono diventare destinatari del sussidio di cui alla lettera b), sempreché in fase di accredito delle somme, quelle già erogate ai fini della lettera a), vengano portate in diminuzione. Supponendo l’utilizzazione del sussidio nei prossimi tre anni, di 1 milioni di persone, con l’importo medio per persona di Euro 150.000,00 (centocinquantamila/00), l’importo a carico dello Stato sarebbe pari a 150 miliardi di Euro;
c) Importi da definire per gli operatori agricoli ai quali verrà proposto un piano organico di rinnovamento di tutta l’agricoltura nel territorio nazionale.
2. Le imprese che aderiscono a programmi di trasparenza e semplificazione, sia nelle procedure interne che nei sistemi operativi, con la determinazione annuale del valore patrimoniale delle aziende (valore da predisporre, contestualmente all’approvazione del bilancio, per determinare il prezzo per il possibile trasferimento a terzi dell’intero complesso, ovvero per il trasferimento di partecipazioni societarie - quote/azioni), possono accedere a nuove forme di “finanziamento garantito” da parte di soggetti privati (si ipotizzano dipendenti, soci, fornitori, clienti, banche e stakeholder in generale). Lo Stato si rende garante attraverso la “Cassa Depositi e Prestiti” che, sostituendosi ai finanziati, interverrà in ipotesi di dilazione dei rimborsi oltre i tempi prestabiliti, assicurando così ai risparmiatori il ritorno del capitale finanziato e degli interessi concordati. Qualora l’impresa debitrice dovesse essere ritenuta non più in grado di onorare gli impegni assunti anche verso altri creditori, il suo patrimonio/capitale sociale verrebbe trasferito alla “Cassa Depositi e Prestiti” (tenuto conto del prezzo determinato nelle forme sopra indicate) che, contestualmente all’assunzione dell’impegno di garanzia sui finanziamenti, avrà ricevuto in pegno il patrimonio/quote/azioni della medesima.
3. Sia per l’ipotesi di percezione di sussidio, prevista al numero 1), che per l’ipotesi di partecipazione al programma di “finanziamento garantito”, previsto al numero 2), l’impresa deve assicurare di adottare metodi di semplificazione e di trasparenza partecipando, anche attraverso contribuzioni volontarie, alla nascita e alla diffusione nel territorio nazionale di “Scuole d’impresa di Etica ed Economia”. Ѐ infatti indispensabile riavviare un processo culturale capace di proporre piani di sviluppo compatibili per migliorare la qualità della vita, dove la solidarietà d’impresa possa essere il denominatore comune del sistema di produzione e di distribuzione di beni e servizi, nell’intero territorio nazionale. Serve rivedere completamente la filiera in agricoltura, attuando politiche capaci di convincere gli operatori del settore ad utilizzare forme meno assistenziali, affinché possano ritornare al loro ruolo sociale importante, di produttori di beni fondamentali, per soddisfare bisogni primari. Conseguentemente, il sistema distributivo potrà cambiare radicalmente come conseguenza dell’abbandono del consumismo sfrenato e della sete di denaro che ha caratterizzato la società, verso l’utilizzo di prodotti sani, con la progressiva diminuzione dei trattamenti con fitofarmaci, per preservare la Natura e l’Uomo da nuove malattie e pestilenze.
Oltre al riavvio dell’intero sistema economico del Paese, si realizzerebbe un’effettiva divisione dei mezzi di produzione, tale da favorire la “distribuzione della produzione di ricchezza”, innescando un effetto moltiplicatore dello sviluppo (dinamico), in alternativa alla divisione di ricchezza che produce principalmente un effetto assistenziale (statico).
In secondo luogo, il “finanziamento garantito” potrà avviare un ulteriore meccanismo positivo nel tessuto economico dell’intero Paese che, finalmente, anche in aderenza al dettato costituzionale, potrà disporre della massima tutela del risparmio di persone, famiglie e imprese. Risparmio che sarà direttamente investito su imprese conosciute, tenute a realizzare il risultato economico senza mancare di adempiere alla “funzione sociale” che compete loro. Il finanziatore conosce il finanziato, può interagire con questi e, così facendo, diventare parte del nuovo sistema di “finanza di vicinato” o “finanza della conoscenza”.

N.B.: contestualmente, per i professionisti e le piccole imprese individuali e societarie che dovessero realizzare un giro d’affari annuo fino a 100 mila Euro, destinatari anche dei sussidi di cui al n. 1, lett. a), dovrebbe essere creata una specifica categoria di contribuenti (es. impresa/professione “strumento di utilità sociale”) tenuti alla contabilità e alle incombenze ordinarie (IVA, Ritenute ecc.), con una tassazione fissa “premiale”. Inoltre, nei tre esercizi 2020-2021-2022, le persone di questa categoria potrebbero essere tenute a sostenere i contributi previdenziali ordinari, nella misura del 50%.

 


PROGETTO PICCOLE E MEDIE IMPRESE-PROFESSIONISTI


HELICOPTER MONEY 2020


Impresa/Professione:
Sede Principale dell’attività:
Breve descrizione del Progetto:


BUDGET SEMPLIFICATI 2020-2021-2022 – CONTABILITA’ ORDINARIA

 

 

STATO PATRIMONIALE

ATTIVO

Bilancio €

2020

Bilancio €

2021

Bilancio €

2022

Immobilizz./Imm./Materiali

Crediti

Liquidità

Rimanenze

Ratei-Risconti Attivi

TOTALE ATTIVO

STATO PATRIMONIALE

PASSIVO E NETTO

Bilancio €

2020

Bilancio €

2021

Bilancio €

2022

PATRIMONIO: Capitale-Utili-Riserve

Fondi

Debiti

Ratei-Risconti Passivi

TOTALE PASSIVO E NETTO

CONTO ECONOMICO

RICAVI

1/1 – 31/12

2020

1/1 – 31/12

2021

1/1 – 31/12

2022

Ricavi dell’attività caratteristica

Altri Ricavi – Plusv. - Sopravv. A. – Riv.ni

TOTALE RICAVI

CONTO ECONOMICO

COSTI

1/1 – 31/12

2020

1/1 – 31/12

2021

1/1 – 31/12

2022

Costi dell’Attività Caratteristica

Altri Costi – Minusv. – Sopravv. P. – Sval.ni

Ammortamenti

TOTALE COSTI

UTILI/PERDITE ANTE IMPOSTE +/-

Imposte

UTILI/PERDITE D’ESERCIZIO

 

IMPEGNO AD ATTUARE UNA NUOVA ECONOMIA ETICA

 

Il sottoscritto ________________________, destinatario del sussidio “Helicopter Money 2020”,

DICHIARA DI
- accettare il sussidio messo a disposizione dallo Stato Italiano impegnandosi, contestualmente, a condurre la propria attività professionale/d’impresa in modo trasparente e semplificato, nel rispetto delle norme e considerandola “strumento di utilità sociale”;
- impegnarsi affinché i processi produttivi e distributivi che attuerà saranno rispettosi della NATURA, per riportare un maggior equilibrio di convivenza nel pianeta. L’attività sarà orientata a diminuire l’inquinamento, utilizzare energie rinnovabili e diminuire lo spreco e il rifiuto in una dimensione di “economia circolare”, da valorizzare e incrementare;
- favorire il rispetto della PERSONA che sarà sempre centrale nel proprio progetto d’impresa;
- accogliere con favore e di utilizzare tutte quelle invenzioni che possono portare beneficio alla vita di tutte le creature nel mondo;
- diffondere la nascita e lo sviluppo (anche attraverso propri contributi economici) di “Scuole d’impresa di Etica ed Economia”, partecipando alla crescita culturale personale e della società, riconoscendo che ogni progetto professionale e di impresa deve avere, contestualmente, valenza culturale, economica e sociale.
In Fede
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Città e data, --------------------------------------------------
Roma - Bassano del Grappa, 31 marzo 2020
Tullio Chiminazzo


STUDIO II


PICCOLE E MEDIE IMPRESE – PROFESSIONISTI ED OPERATORI ECONOMICI UNITI IN UNO SFORZO COMUNE PER RIAVVIARE LO SVILUPPO DOPO IL CORONAVIRUS


HELICOPTER MONEY 2020

 

INTERVENTO DI GARANZIA DELLO STATO


FASE 2: COMPLETAMENTO STUDIO DEL 31 MARZO 2020


Oramai gli Stati, compreso quello italiano, stanno comprendendo che per riprendersi dalla crisi del “coronavirus” servono operazioni straordinarie, messe in campo subito, attraverso la garanzia che possono offrire agli istituti finanziatori perché concedano credito a imprese e professionisti. Successivamente avranno il tempo per verificare se le strutture sovranazionali (nel nostro caso la UE) saranno o meno disponibili a concedere prestiti agli Stati, fuori dai parametri finora utilizzati.
In questa prospettiva, i soggetti di cui alle lettere a) e b) del numero 1), dello studio del 31.3.2020, possono accedere subito al credito bancario che serve loro per far fronte ai propri impegni, ovvero per attivare nuove strutture economiche.
Lo Stato può, conseguentemente, decidere di riservare agli operatori economici i sussidi previsti in questo studio, utilizzando modalità ancora più efficienti ma, soprattutto, molto più efficaci rispetto alla distribuzione diretta di risorse, come si era ipotizzato in un primo tempo.
Il metodo proposto è il seguente:
dopo aver stabilito l’entità dei contributi da concedere (helicopter money), si permette agli operatori economici di iscrivere a bilancio un credito verso lo Stato per imposte anticipate, corrispondente all’entità del sussidio, mentre la contropartita contabile sarà quella del patrimonio o capitale. Solo quando verranno contabilizzate imposte da versare, l’operatore porterà a credito le imposte anticipate e si concluderà, anche contabilmente, l’intera operazione.
Ci sono vantaggi per tutti:
1. L’operatore economico riceve subito le risorse finanziarie che servono e, contestualmente, non altera gli equilibri di bilancio e di patrimonializzazione della sua impresa;
2. Lo Stato non deve accedere a finanziamenti che gravano il debito pubblico esistente e innesca un meccanismo fiduciario con i cittadini che saranno tenuti al miglior risultato economico e di correttezza tributaria, sapendo che le imposte (fino al sussidio ricevuto) verranno compensate con il credito concesso loro.

 

Conclusioni

Si ritiene che le scelte cui sembra orientato lo Stato Italiano siano finalmente nella direzione giusta.
Se questo si impegna a garantire i finanziamenti richiesti da professionisti e imprese, gli Istituti bancari immetteranno immediatamente liquidità nel sistema e, così facendo, ci sarà anche la possibilità di invertire la tendenza sulla crescita del debito pubblico. Tutti sappiamo che il debito pubblico italiano è molto elevato rispetto agli altri Paesi europei mentre, il debito/risparmio complessivo (quello che tiene conto anche dei debiti e crediti-risparmi di privati, famiglie e imprese), rappresenta un rapporto migliore rispetto a quasi tutti i competitor europei.
L’iniziativa di dare fiducia ai propri cittadini, attivando il circuito virtuoso della solidarietà attraverso la garanzia del debito, sia per attribuire i sussidi stabiliti ma anche per creare il nuovo strumento di finanza di vicinato e della conoscenza (numero 2 dello studio del 31.3.2020), oltre a rappresentare, nei fatti, ciò che viene costantemente pubblicizzato, innesca un meccanismo di trasferimento del risparmio e, conseguentemente del debito, dal settore pubblico a quello privato.
Verranno, quindi, a crearsi le migliori condizioni affinché si possa dare avvio ad un nuovo e migliore equilibrio tra il debito pubblico (da confrontare con gli altri Stati) e il debito complessivo del Paese.
Roma - Bassano del Grappa, 10 aprile 2020
Tullio Chiminazzo

 

 

 

 

 


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2019.12.10 12:56:48



NUOVO UMANESIMO PER LO SVILUPPO UMANO INTEGRALE DALL’ANNO ’20 del XXI SECOLO


Brevi riflessioni di Tullio Chiminazzo, Fondatore del Movimento Mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”, a seguito del confronto con la Guida del Movimento, dott.ssa HORACE Marie Candide, del Madagascar.
Premesse e punti cardine
Fedeli alle nostre origini e ai principi che hanno ispirato la nascita del nostro Movimento, con l’inizio dei lavori nei primi anni ’90 del secolo scorso, riteniamo doveroso seguire la strada tracciata, nel solco di un cammino culturale che deve coinvolgere operatori economici e persone di buona volontà per agevolare l’incontro tra il sapere ed il fare, al fine di creare nuovo saper fare.
Il punto di riferimento rimane la Dottrina Sociale della Chiesa cattolica con le indicazioni ricevute da San Giovanni Paolo II, specialmente nell’incontro che coincide con la nascita del nostro Movimento (17.5.2001), per “globalizzare la solidarietà” e la condivisione delle interpretazioni del compianto Prof. Pier Luigi Zampetti (29.3.1927-1.11.2003), specialmente per quanto riguarda la sua visione sulla bontà del messaggio diffuso dalla Dottrina Sociale della Chiesa cattolica.
Rimane l’impegno costante nel dare attuazione ai progetti da noi già elaborati, con la maggiore attenzione a quello denominato “Scambio di Capacità Imprenditoriali”, oltre ad elaborarne di nuovi, convinti che la cultura deve orientare il nostro agire, senza mancare di dare un contributo concreto (spenderci attivamente) per diminuire le distanze nord-sud, per prospettare modelli di sviluppo sostenibile nel rispetto della persona umana, della natura e della vita nel mondo. L’accettazione e la valorizzazione delle diversità è il punto di riferimento più alto del nostro agire in modo da rendere effettivo il “moltiplicatore” sulla trasmissione e sulla ottimizzazione delle conoscenze.
Docenti universitari, imprenditori e professionisti sono le categorie alle quali maggiormente chiediamo l’impegno, così come a tutte le persone di buona volontà, in un cammino teso a creare ricchezza e farla godere in modo equo attraverso strumenti e metodologie efficaci, per lenire sofferenze, diminuire la povertà e dare voce agli esclusi dai processi di miglioramento delle condizioni di vita.
Dalla divisione della ricchezza alla “comproprietà” dei Mezzi di Produzione della ricchezza per giungere alla “condivisione” della Produzione di ricchezza
Dopo aver affermato che per migliorare le condizioni di vita nel mondo si devono seguire le indicazioni di una nuova disciplina denominata “Etica ed Economia” (aspetto qualitativo e quantitativo), in alternativa e a volte in contrapposizione con la classica “Economia” (aspetto quantitativo) e che l’economia deve declinare un quarto fattore produttivo costituito dalla “conoscenza”, oltre i tre fattori già conosciuti come terra-lavoro-capitale, si è ora nelle condizioni di sostenere che la redistribuzione della ricchezza (del reddito), attuata anche attraverso lo strumento dell’inflazione, ha condotto all’attuale società dei consumi, così come l’intervento dello Stato per investimenti in disavanzo, ha condotto allo Stato assistenziale. Conseguentemente, il reddito non è percepito per il lavoro prestato ma per il consumo da effettuare, ed è l’istituzionalizzazione dello spreco.
Partendo dal presupposto che il fondamento della proprietà sia il lavoro e che oggi pochi ricchi (proprietari dei mezzi di produzione) detengono proprietà esagerate, è facile comprendere che devono essere introdotti metodi efficaci affinché la proprietà dei mezzi di produzione vada estesa ai LAVORATORI, per passare dalla società dei consumi alla società “partecipativa”, del Prof. Zampetti. Quindi, dopo aver seguito la deriva della divisione o ridistribuzione della ricchezza e dei redditi, che ha generato una società malata che spreca e distrugge in abbondanza le risorse naturali nell’attuale società dei consumi, serve ora invertire la rotta e applicare nuove teorie che conducano a migliorare le condizioni di vita delle persone.
A nostro avviso non è sufficiente fermarsi alla distribuzione dei mezzi di produzione ma serve andare oltre e “condividere” o “distribuire” la produzione di ricchezza. È questo ulteriore passaggio, grazie al quale molte persone possono diventare artefici del proprio destino, che permetterà di produrre e distribuire beni in modo più efficace, attenti alla salvaguardia della natura e, quindi, attenti alla salute delle persone e a coloro che oggi sono esclusi dal processo produttivo.
Va da sé che per produrre ricchezza servono due elementi: i mezzi di produzione e la conoscenza/capacità imprenditoriale. È qui dove è maturata la maggiore intuizione del nostro “Movimento” che ha sperimentato con successo il progetto “Scambio di Capacità Imprenditoriali”, dimostrando che si possono attuare processi in grado di facilitare la realizzazione dell’assunto scientifico della necessità di giungere ad una più equa ed efficiente distribuzione/condivisione della “capacità di produrre ricchezza”.
Per semplificare è sufficiente modificare, nel modo che segue, la convinzione comune sulle modalità di aiuto verso gli abitanti dei Paesi in via di sviluppo e verso le persone in difficoltà, nelle società Occidentali: non si deve dare il pesce (non si deve distribuire ricchezza) ma, si devono distribuire gli strumenti (distribuzione dei mezzi di produzione, del Prof. Zampetti), e insegnare a pescare (scambio di capacità imprenditoriali, delle Scuole E.E.).
Il Movimento e la Fondazione “Etica ed Economia” di Bassano del Grappa
Affinché la Fondazione “Etica ed Economia” di Bassano del Grappa possa adempiere alla sua funzione storica, pare opportuno che al Consiglio di Amministrazione, di prossima nomina, possa essere prospettata un’ipotesi di lavoro che si intende qui riassumere:
1. Mettere insieme operatori economici fidelizzati e necessitati ad alimentare i propri percorsi imprenditoriali da “linfa culturale” espressa dall’ente Fondazione bassanese, come all’inizio dell’esperienza dei primi anni ’90. Ulteriori benefici potrebbero avere le comunità locali laddove persone, oramai concluso il periodo destinato all’accumulo di risorse, troppo impegnato e, quindi, non sempre coerente con un disegno di vita umanamente accettabile ma, sensibili ad orientare positivamente le società future, dovessero decidere di trasferire parte dei loro patrimoni a Fondazioni (unica forma giuridica idonea e presente nel nostro ordinamento di “Civil Law”, oltre al Trust, di derivazione anglosassone), con scopi da essi stessi prestabiliti e da attuare anche dopo la loro dipartita. Queste fondazioni, utilizzando correttamente i patrimoni, così come disposto dai fondatori, potrebbero diventare “incubatori d’impresa”, oltre che gestori di capitali dedicati ad attività produttive e distributive da svolgere eventualmente attraverso società “benefit”. Il rapporto costruttivo con “Scuole” del Movimento “Etica ed Economia” potrebbe, inoltre, produrre positive conseguenze per gli abitanti di intere aree geografiche in cui sono attivate. Altri esempi da seguire per realizzare i medesimi obiettivi sono rinvenibili nella “filosofia economica” del Prof. Yunus che prevede forme di sviluppo basate sulla distribuzione di risorse per l’acquisto dei mezzi di produzione ma, anche, sulla condivisione della conoscenza di tecniche produttive e distributive, in modo diffuso specialmente a beneficio di persone più povere ed escluse.
2. Creare l’Università di “Etica ed Economia” a Bassano del Grappa, con tre facoltà/indirizzi e con la partecipazione di persone, specialiste nel settore, che rappresentano la garanzia ed il punto di riferimento, anche dell’intero Consiglio di Amministrazione, del quale dovrebbero farne parte:
a) Etica ed Economia;
b) Natura/Agricoltura;
c) Innovazione tecnologica/Intelligenza artificiale.
3. Istituire il Festival Internazionale di “Etica ed Economia”, con cadenza biennale, a Bassano del Grappa, in modo da caratterizzare coerentemente questa città posta nel cuore del Nord-Est italiano, facendo particolare attenzione sui tempi necessari per una corretta organizzazione (non inferiori a 18-24 mesi) in modo da raggiungere il risultato prefissato. Serve coinvolgere un discreto numero di operatori economici indicati al punto 1), tutte le strutture culturali e di diffusione della cultura nel territorio (Es. le prestigiose librerie), le Associazioni di volontariato e di promozione del Bene comune, gli Istituti scolastici, le Associazioni di categoria, i Comuni, la Regione Veneto e lo Stato.
In riferimento ai tre punti sopra indicati c’è da osservare che, oltre alla città di Bassano del Grappa, il cuore del Nord-Est italiano è caratterizzato da altre 4 comunità di “città murate” che potrebbero partecipare, con notevoli sinergie ed utilità per i loro abitanti, ad un disegno complessivo attraverso il quale, partendo da un progetto culturale comune, si può pensare alla condivisione di progettualità, sia economiche che sociali. La Fondazione “Etica ed Economia” di Bassano del Grappa (VI) dovrà, perciò, allargare la proposta ad imprenditori, persone di cultura e di buona volontà, istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni delle Comunità di:
Asolo (TV), Castelfranco Veneto (TV), Cittadella (PD) e Marostica (VI).
Per quanto si riferisce alle eventuali difficoltà di dar vita ad una nuova Università, si deve osservare la peculiarità della proposta sulla prima in Italia denominata “Etica ed Economia”, coscienti che solo il fattivo impegno di imprenditori e di persone del territorio, dotati di patrimoni economici e culturali non comuni, potrà consentire di superare gli ostacoli che l’iniziativa immancabilmente porta con sé. La solidarietà, espressa in ambito circoscritto da coloro che abitano queste “ridenti” località, potrà avere pieno compimento solo se saprà aprirsi ad una solidarietà internazionale capace di favorire gli scambi di conoscenze in funzione di uno sviluppo umano compatibile con l’ambiente e la natura. L’attenzione e l’amore per la realizzazione delle aspirazioni e delle progettualità delle giovani generazioni sarà il punto di riferimento per il superamento di qualsiasi ostacolo, in vista di una più umana convivenza, coscienti che l’orizzonte da raggiungere è quello del “bene comune”.
Il Movimento e le realizzazioni concrete: nei PVS e nei Paesi Occidentali
L’obiettivo primario proposto è quello di favorire rapporti tra persone e operatori economici di tre continenti diversi (Europa, Asia-Cina, Africa-Madagascar), che possano contare sul contributo culturale delle Scuole di “Etica ed Economia” e che realizzino progetti integrati “Culturali-Economico-Sociali”.
Progetto “kinga” in Madagascar – Scuola “E.E.” di Mahajanga.
Progetto “Kinga” in Italia - Scuola “E.E.” di Bassano e Polonia - Scuola “E.E.” di Polonia.
Il nostro Movimento è particolarmente vicino al Madagascar, Paese in via di sviluppo dove sembrano nascere buone prospettive visto che l’attuale Presidente della repubblica pare abbia avviato una campagna di piantumazione di alberi, all’interno di un progetto di riforestazione del mondo, con l’intento di trasformare l’isola “rossa” (così è conosciuto il Madagascar) in isola “verde”.
Strumenti e progetti posti a disposizione dal Movimento delle Scuole “Etica ed Economia”
1. Scambio di Capacità Imprenditoriali:
tende a far incontrare giovani e persone provenienti da mondi ed esperienze diverse, con lo scopo di fornire loro la possibilità di fare un comune percorso culturale (corsi di “Etica ed Economia”) e, contestualmente, poter essere accolti dalle imprese dalle “porte  aperte” per apprendere modalità operative e conoscenze, rendendo liberi e autonomi nell’avviare e sostenere lo sviluppo nelle zone di provenienza;
2. Manifesto del XXI Secolo:
rappresenta il documento guida per assecondare le aspirazioni di un’umanità che vuole cambiare nella direzione del miglioramento delle condizioni di vita di tutti, con particolare attenzione ai più poveri ed emarginati, migliorando la qualità dell’aria e preservando la natura nel suo complesso. Mette in evidenza la necessità di creare una banca mondiale dei popoli per dare la possibilità a tutti di avere a disposizione i mezzi e gli strumenti per il lavoro, fonte di ricchezza e di dignità;
3. 1% - L’impresa strumento di solidarietà internazionale:
è un modo per raccogliere risorse da destinare alla più equa distribuzione dei “mezzi di produzione”, con la possibilità di partecipare ad una “gara” di solidarietà che rende partecipi, in un unico disegno, distributori e consumatori. Le imprese diventano il luogo ideale di diffusione della solidarietà così che si possa immaginare che la globalizzazione dei mercati possa diventare strumento per la globalizzazione della solidarietà;
4. Mutua Fide Bank:
è un ulteriore strumento per raccogliere risorse e per distribuirle, in forma trasparente e organica, nei Paesi in via di sviluppo. Può diventare prodromico alla creazione della banca mondiale dei popoli;
5. V.I.M. (Villaggi Impresa Madagascar):
rappresenta un modello di aggregazione di piccole imprese per rendere più facile la realizzazione di un sistema economico di sviluppo. L’esempio in Madagascar, vive da oltre 20 anni e rappresenta un modello esportabile in altri posti del Paese, così come in altri luoghi del mondo;
6. Globalizzazione della Solidarietà:
è il punto di riferimento di tutta l’attività del Movimento “Etica ed Economia”, tendente a costituire Scuole in ogni luogo in modo da poter facilitare il cammino culturale che le imprese devono necessariamente intraprendere per produrre e distribuire beni. Il bene comune e lo sviluppo equo e sostenibile, devono essere i punti di riferimento irrinunciabili per l’azione delle persone che operano nel mercato.

 



Bassano del Grappa - Roma, 28 febbraio 2020


Tullio Chiminazzo


 

 


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2019.12.10 12:56:48



EFFICIENZA E SOLIDARIETÀ


Appartiene alle cose piacevoli di questi giorni poter constatare che un numero sempre maggiore di persone sostiene che etica ed economia, etica e impresa, efficienza e solidarietà, sono espressioni che un tempo erano considerate separate e inavvicinabili mentre, ora, sarebbero inscindibilmente collegate.
L’efficienza è lo strumento per raggiungere il maggior risultato, col minor utilizzo di risorse. Ѐ l’elemento guida del gesto che viene definito economico e, in termini numerici, rappresenta la tensione verso una rappresentazione, la più quantitativa possibile.
La solidarietà, all’opposto, tende a raggiungere il miglior risultato e riguarda la capacità degli esseri viventi di considerare l’altro al primo posto. Ha come punto focale l’amore del prossimo, in modo impegnato e come espressione di un elemento dinamico e di un processo culturale. Presuppone l’accettazione e la valorizzazione delle diversità, in una dimensione spirituale che diventa azione, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dell’intera comunità umana. Ѐ espressione dell’Etica e rappresenta l’indirizzo verso la qualità della vita e la qualità dei beni che soddisfano i bisogni umani.
L’efficienza viene applicata in modo esemplare da coloro che, nel mercato, riescono a creare ricchezza in quantità molto superiore rispetto ai competitor.
La solidarietà viene applicata da coloro che, spinti da una particolare sensibilità personale, si lasciano guidare più dal cuore che dall’istinto e dalla ragione. Spesso è confusa con la beneficienza, per il comune indirizzo a fare il Bene, pur essendo “progettualmente” diversa. Premettendo che per me, avendone avuto prova scientifica nei lunghi anni di attività professionale vicino alle imprese, la soluzione sta nell’utilizzazione contestuale di processi efficienti e solidali, capaci di migliorare la vita di comunità e, insieme, realizzare i maggiori risultati economici, vorrei cercare di spiegarmi con alcune domande e alcuni esempi.
La prima: perché parlando di “Etica ed Economia”, prima viene la persona e poi gli strumenti (come fare); parlando di “Qualità e Quantità”, prima viene la persona (qualità della vita) e poi gli strumenti (numerici); parlando, invece, di “Efficienza e Solidarietà”, prima vengono gli strumenti e poi i rapporti che legano le persone?
La risposta è semplicissima: perché per poter fare il Bene, serve poterselo permettere. Non possono fare il Bene coloro che nulla hanno da Donare agli altri.
Ma il Dono è elemento che può entrare in gioco nel fenomeno economico e nell’economia di mercato?
In ambito economico operano le persone che agiscono facendo ricorso ai propri talenti oltre che all’intelligenza e ai sentimenti, mosse dalla prospettiva culturale, per migliorare le proprie condizioni di vita. Sia se operano da attori del mercato, che da destinatari: i consumatori, per l’appunto.
Possiamo anche chiederci perché molti grandi “magnati”, coloro che avrebbero applicato l’efficienza in modo esemplare nelle loro attività imprenditoriali, verso la fine delle loro esperienze di vita, cercano di fare il Bene, donando immense ricchezze.
La mia risposta è una: solo in quel momento della loro vita hanno compreso il limite dell’utilizzazione della sola efficienza nei processi economici da loro applicati.
Purtroppo la solidarietà applicata in momenti successivi, quasi sempre divenuta beneficienza perché non inserita in un processo culturale, dinamico e strutturale, non può dare i risultati attesi tanto che nemmeno loro (i magnati) sono nelle condizioni di contestare la convinzione comune che ritiene essere più fruttuoso “insegnare a pescare invece che donare un pesce”.
Dalla parte opposta, in ambito aiuti internazionali e nelle organizzazioni definite no-profit, quante persone buone si prospettano di fare il Bene attraverso la solidarietà, senza comprendere che l’efficienza è indispensabile per raggiungere risultati accettabili?
Quante risorse vengono disperse da chi immagina ininfluente l’aspetto numerico e quantitativo, nelle proprie rappresentazioni di produzione e distribuzione di ricchezza?
Speriamo che finalmente molti comprendano che per cambiare i modelli di sviluppo e renderli più sostenibili e più competitivi non c’è alternativa nel far funzionare le imprese coniugando efficienza e solidarietà, non solo a parole e occupando inadeguatamente tutti gli spazi comunicativi, ma con l’azione che discende dal sapere che, integrato dall’impegno a fare, diventi saper fare.

Bassano del Grappa - Roma, 10 dicembre 2019


Tullio Chiminazzo


 

 


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2019.11.20 09:14:06



IL BENE COMUNE


Il Bene Comune, definizione dalle molte interpretazioni, almeno quanto l’abuso che ne viene fatto da intellettuali, economisti e politici. Le persone semplici ne fanno uso meno frequente forse perché ne comprendono di più il senso profondo e la sacralità che rappresenta, superando di molto i confini di un bene qualificato dall’essere di una comunità.
Cosa significa veramente saper anteporre il Bene Comune al bene personale?
Cosa dobbiamo fare e come dobbiamo orientare le nostre azioni quotidiane per essere più veri, trasparenti e comprensibili, anche agli occhi di coloro che non ci vogliono bene?
Ѐ la dimensione spazio temporale della nostra vita che ci interroga, che non ci lascia indifferenti, per riportarci al profondamente umano che è in noi. La società moderna ci propone continuamente modi di vivere nuovi ma, alla fine, se pure distratti dal fragore e dal vociare continuo, tutti possiamo riflettere e pensare alle occasioni di Bene che sperimentiamo, nel rapporto con l’altro e nella condivisione di momenti felici e semplici che ci fanno comprendere di più e meglio gli avvenimenti quotidiani. Ѐ il pensiero libero che ci fa vedere la falsità dei molti che usano il Bene Comune nella contrapposizione, per giustificare se stessi e i gruppi ai quali appartengono, per riaffermare il proprio ego, il proprio orizzonte limitato e personalissimo. Intenti alla protezione di interessi, spesso meschini e frivoli, e di limitata elevazione spirituale. Il Bene Comune, invece, è il risultato dell’equilibrio e della condivisione conseguente all’accettazione dell’Altro.
Nell’interrogarmi, per scendere a patti con coloro ai quali indirizzo queste mie riflessioni, devo confessare che la mia idea di Bene Comune trova origine e sviluppo continuo dal filo conduttore che mi ha tenuto avvinto tutta la vita, partendo dal quel bambino e fanciullo di molti anni fa, che tuttora vive ed è presente in me. Serviva saper mediare tra chi nulla detiene e chi ne aveva in abbondanza. La mediazione del pensiero, del cuore e dell’anima, con gli istinti personali e con la tendenza naturale di accumulare e conservare, anche per il futuro.
La comprensione che gli uccelli che volano nell’aria, cinguettando felici, non hanno bisogno di mettere da parte qualcosa per il domani. La riflessione sulle diversità tra le cicale e le formiche, due esempi in natura che ci fanno capire l’inutilità delle esagerazioni. Il desiderio di vivere meglio in una comunità di umani nella quale il potere e i soldi diventavano via via gli elementi sempre più divisivi. Ora serve però dare una risposta per dire a quale modello ideale di convivenza orientarci.
Non solo l’equilibrio tra la qualità e la quantità di beni e servizi prodotti e distribuiti ma anche il senso di responsabilità di coloro che sono i destinatari, i fruitori ovvero i consumatori che, inevitabilmente, ci portano a riflettere sulla società dei consumi, sui diversi metodi produttivi e distributivi, sulle ideologie imperanti, sulle contrapposizioni, inutili quanto devastanti, tra collettivismo e capitalismo, sulle diverse interpretazioni numeriche tra i pochi ricchi e i molti, troppi poveri, che abitano il pianeta.
Ecco la confusione, la mistificazione della realtà, la determinazione ostinata che le proprie idee siano superiori a quelle degli altri; ecco il bene personale, condito di discutibile esagerato egoismo, che prevarica il benefico Bene Comune che, espressione di un sano altruismo, ci permetterebbe di essere felici nel vedere un po’ meno sofferente l’altro, colui che dispone di scarse risorse per soddisfare i suoi bisogni.
Qui la mia convinzione nell’aver individuato nello strumento IMPRESA il veicolo più idoneo, oltre che più umano, attraverso il quale più persone possono mettere a frutto i propri talenti per realizzare il miglior risultato possibile. Per creare il maggior numero di opportunità affinché il Prossimo possa migliorare la sua vita.
L’impresa, risultato di un processo culturale adeguato, è anche il luogo ideale se diventa essa stessa Bene Comune, se favorisce produzioni e scambi, in funzione di altro Bene Comune, se è portatrice di azioni umane che servono a lenire sofferenze e a creare opportunità, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita del maggior numero di persone.
Verso la costruzione di quella “casa comune” nella quale la preservazione dell’ambiente sano, degli animali e della natura nel suo complesso, sono il dono delle attuali generazioni a quelle future, come massima espressione di Bene Comune.

Bassano del Grappa - Roma, 20 novembre 2019


Tullio Chiminazzo


 

 


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2019.10.11 07:25:16



RICCHI E POVERI - EGOISMO E ALTRUISMO


Quante cose si possono comprendere se fossimo un po’ più disponibili a dedicare il nostro tempo nel riflettere anche su questi semplici argomenti:
1. Chi nasce ricco parte svantaggiato rispetto a chi nasce povero. Molti di noi possono vivere in una società opulenta e ricolma di ogni bene materiale ma, a volte, triste e priva di tensioni ideali e spirituali. Società più o meno “malata”.
Perché il ricco sarebbe svantaggiato?
Perché il suo orizzonte è più vicino, il ricco ha meno tempo per pensare al futuro, i suoi sogni sono “meno sogni” perché più ravvicinati e senza la prospettiva dell’Infinito. Sempreché non ponga il povero e l’ultimo al primo posto della sua vita. Sempreché non decida di seguire la via più impervia, la sola capace di creargli maggiori opportunità per realizzarsi.
2. Il povero è chiamato al confronto, all’impegno personale, a spendere se stesso in età molto più precoce. Ѐ chiamato, prima possibile, a procurare a sé e a coloro che gli sono vicini, i più indifesi e maggiormente trascurati, le risorse minime per sopravvivere. Per emergere, per confrontarsi alla pari nella società umana che, sempre nei secoli, ha prediletto i ricchi e coloro che detengono le maggiori risorse materiali.


PARTE SECONDA: egoismo e altruismo.
Dalla notte dei tempi l’umanità è alla continua ricerca della soluzione del dilemma: essere più egoisti o più altruisti?
Ѐ l’equilibrio tra queste due dimensioni, esercitato in modo più o meno positivo, che contraddistingue un miglior periodo storico rispetto ad un altro. La conseguenza è una società più o meno giusta, più o meno inquinata da bugie e prevaricazioni ma, soprattutto, pervasa da una solidarietà più o meno diffusa.
La globalizzazione dei mercati e delle relazioni dei tempi attuali, solo se orientata positivamente alla globalizzazione della solidarietà, potrà condurre ad un miglior equilibrio tra egoismo ed altruismo.


Nei giorni scorsi mi sono trovato a conversare con una mia anziana e saggia amica e confidavo a lei la mia idea che corrisponde pressappoco a quanto sopra esposto. Ci si chiedeva come fare per capire di più il mondo che ci circonda e i giovani che sono il futuro delle nostre società. Entrambi abbiamo convenuto che molto dipende dalla situazione di partenza di ognuno di noi. Molto dipende dal fatto che una persona sia nata ricca o povera. Ѐ importante poi comprendere che la vita si snoda attraverso l’innato egoismo che caratterizza tutti, tenendo conto che la volontà (il libero arbitrio) è fondamentale per mitigare quell’egoismo. Si tratta di nuotare in un mare in burrasca col desiderio e la determinazione di avvicinarci maggiormente alla sponda opposta rispetto a quella di partenza: verso quella che agli umani sembra irraggiungibile e che crediamo si possa identificare con l’altruismo. Ѐ come dire comprendere che l’altro debba essere messo al primo posto per puntare alla concretizzazione di quel mondo migliore a cui tutti dovremmo tendere.

Bassano del Grappa - Roma, 10 ottobre 2019


Tullio Chiminazzo


 

 


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2019.09.25 11:28:02



TRE BREVI PROVERBI/MODI DI DIRE/CONVINZIONI CHE POTREBBERO AIUTARCI A CAPIRE MOLTE COSE
(Per lottare contro la povertà e costruire una “casa comune migliore”)


1. “…. non si deve dare il pesce ma insegnare a pescare (effetto moltiplicatore della condivisione della conoscenza, invece che divisione di beni);

Quando aiutiamo l’altro condividendo la conoscenza, cioè trasmettendo all’altro il “come fare”, siamo certi che l’aiutiamo a camminare insieme, senza subordinazioni e senza l’attuazione di nuove colonizzazioni.
2. “…. se ci sono 100 poveri ed un ricco, e qualcuno dovesse imporre al ricco di redistribuire la propria ricchezza ai poveri, dopo non molto ci si ritroverà con 101 poveri (effetto dispersivo di ricchezza quando si divide, senza condividere)”;
Ѐ la storia di ciò che è avvenuto nei secoli e di ciò che avviene ogni giorno; rappresenta il limite di una visione, a volte opportunistica, di tutti coloro che non riescono a realizzare l’obiettivo della condivisione. La divisione impoverisce mentre la condivisione arricchisce. Dividere è un gesto materiale e quantitativo. Condividere è un gesto immateriale (spirituale) e qualitativo.
Ѐ spontaneo chiederci: cosa si deve condividere? Prima di tutto la conoscenza (vedi punto 1) che permette alle persone di trasmettere parte di sé e non solo parte di ciò che appartiene loro.
Condividendo si cambia dentro e, conseguentemente, cambia la qualità della vita di tutti coloro che vi partecipano attivamente, in una dimensione personale dove la volontà e la determinazione dei soggetti sono elementi irrinunciabili.
3.“…. se due persone, incontrandosi, si scambiano una moneta di uguale valore, si lasciano disponendo della medesima ricchezza che avevano prima dello scambio. Se incontrandosi, le medesime persone si scambiano un’idea, si lasciano potendo entrambe contare su due idee ciascuna (effetto moltiplicatore dello scambio di idee)”.
Ѐ la straordinarietà dello scambio di ciò che è proprio e personale. Ciò che appartiene intimamente alle persone in quanto non ancora trasformato in cose e beni. Il processo che vi è sotteso presuppone l’accettazione dell’altro e delle diversità che lo caratterizzano.
Ebbene sì, questo scambio tra diversi, scambio di idee diverse, produce un effetto moltiplicatore di ricchezza, frutto dell’azione conseguente all’utilizzazione della nuova conoscenza (idee, progetti, procedure).
Effetto moltiplicatore che potrebbe aiutare la trasformazione e il conseguente miglioramento delle nostre società “malate” dove l’accumulazione è attuata senza una progettualità specifica, spinta da intenti egoistici agli estremi, mentre molti soffrono povertà inumane che conducono interi popoli e intere comunità alla più degradante miseria.
Condividere la conoscenza, bene immateriale, comporta l’applicazione di un effetto moltiplicatore straordinario perché, diversamente dalla divisione di qualsiasi bene materiale, accrescendo nell’uno, non diminuisce nell’altro.


Bassano del Grappa - Roma, 25 settembre 2019

 

Tullio Chiminazzo


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2019.07.17 09:07:31



CRESCITA SOSTENIBILE
[..]La filosofia non è un’arte che serve a far mostra di sé di fronte alla gente: non consiste nelle parole, ma nelle azioni. [..] La filosofia forma e plasma l’animo, dà ordine alla vita, dirige le azioni, mostra le cose che si debbono e quelle che non si debbono fare, siede al timone e regola la rotta attraverso i pericoli di un mare in tempesta. [..]” (L.A. Seneca, Lettera a Lucilio, Lettera 16: La nostra vita deve essere regolata dalla filosofia).
Nei primi anni ’90, quando abbiamo incominciato a pensare al Movimento delle Scuole di Etica ed Economia, siamo partiti da principi e valori ben chiari come chiara è stata, per tutti noi, la consapevolezza di dover dar conto del pensiero che avrebbe necessariamente dovuto trovare compimento nelle azioni. Ecco perché se qualcuno di voi dovesse immaginare che “Etica ed Economia” rappresenti esclusivamente un “Movimento” di pensiero, si sbaglia.
Etica ed Economia è, prima di tutto, un “Movimento” che orienta alla concretezza delle azioni, dove il FARE è conseguenza logica del SAPERE, per diventare SAPER FARE. Dove gli imprenditori non sono i destinatari delle “elucubrazioni” dei dotti ma destinatari e artefici dell’incontro e dello scambio di diversità rappresentate specialmente dal mondo dell’impresa, delle professioni e dei docenti universitari, per raggiungere quel confronto che rappresenta lo strumento ideale, il solo capace di farci affrontare con possibilità di successo le sfide che abbiamo davanti.
Servono, oggi più che mai, preparazione tecnologica e preparazione imprenditoriale; serve che i processi vengano compresi e serve concretezza e visione nel confrontare le proprie azioni e i propri prodotti nella società e nel “mercato” (luogo di scambio). In questo senso, per comprendere il significato di crescita sostenibile (per le persone, per l’ambiente e per tutto il Creato), e cioè di sviluppo, non si può più prescindere da ciò che significa percorso culturale verso un’economia della condivisione; anche qui in modo dinamico e nuovo, liberi dai vecchi schemi del passato, orientati dal desiderio di migliorare le condizioni di vita di tutti gli appartenenti alla “casa comune”.
Ѐ in questa dimensione che si inserisce l’attuale problema del rapporto tra uomini e macchine e di ciò che resta del lavoro; i cambiamenti climatici e quelli demografici, il peso della finanza in economia e l’utilizzo delle monete. Pensiamo a “Libra”, la nuova criptovaluta proposta da Facebook. Non ne parlo da tifoso o da persona che mette in evidenza solo i rischi perché ciò abbonda nei giornali e nei media di questi giorni. La mia è solo una “vision” di quanto il mondo potrebbe cambiare se ci fosse un impegno comune nell’utilizzare i nuovi strumenti tecnologici per il miglioramento delle condizioni di vita di tutti. Potremmo assistere ad una vera rivoluzione che, partendo dal basso e utilizzando strumenti come “Libra”, potrebbe riequilibrare il potere tra ricchi e poveri, trasferendolo dalla ricchezza, che è statica e in mano a pochi, al vivere dinamico delle persone e alla loro capacità e necessità di scambiare beni e servizi.
Con l’unità di scambio “Libra”, Carlo Magno, alla fine del secolo VIII, cercò di mettere ordine nel caos monetario di quell’epoca, inserendo nel processo economico l’utilizzo di monete stabili. Sistema che fu alla base delle successive monetazioni europee e che comportò la riduzione dell’uso del baratto (cfr. Il Sole 24 Ore, 2.7.2019, pag. 17).
Con la “Libra”, del XXI secolo, si potrebbero aprire le porte per un cambiamento radicale delle politiche monetarie e finanziarie del mondo, con l’obiettivo di ritornare all’economia reale e allo sviluppo, caratterizzati dalla solidarietà che non può escludere i poveri e gli ultimi.

Bassano del Grappa - Roma, 17 luglio 2019

 

Tullio Chiminazzo


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2019.06.17 08:02:46



Da un po’ di tempo i social (certamente in modo automatico) mi sollecitano a scrivere qualcosa di nuovo nel mio blog e agli amici che, in passato, ho avuto l’abitudine di raggiungere, anche mensilmente. Ancora, da un po’ di tempo porto sempre con me un piccolo libretto che riporta le principali “Lettere a Lucilio” di L. A. Seneca (Filosofo italiano del I Sec. D.C.). Letture che mi aiutano a tornare alle origini per capire di più il mistero della vita. Per questi, ed altri motivi, mi sono deciso di raggiungervi ora attraverso queste mie brevi riflessioni che voglio semplificare, fingendo di essere stato richiesto di rispondere a quattro “perché”.
PERCHÉ “ETICA ED ECONOMIA” DEVE ESSERE CONSIDERATA UNA NUOVA DISCIPLINA DEL XXI SECOLO - DISTINTA DA “ECONOMIA”?
Se desideriamo interrogarci sulle nostre conoscenze relativamente al tema posto dal nostro interrogativo ci rendiamo conto che pochi riescono a liberarsi dai propri legami culturali e dalle contrapposizioni ideologiche che l’argomento ci presenta. Facile dire che il confronto ci porta a discutere sulle differenze tra capitalismo e collettivismo che hanno segnato per un po’ di tempo la storia del XX secolo, senza mancare di dire che questo XXI secolo non riesce a liberarci da quei fantasmi, neppure grazie alle straordinarie novità scaturite dalla rivoluzione digitale che ha impattato con quella industriale di due secoli fa. Ci sono oggi molte proposte che parlano di economia sociale, di economia civile ovvero di un nuovo metodo economico che sarebbe fatto proprio dal “gigante Cina” per il quale gli occidentali identificherebbero una innovativa forma di “capitalismo comunista”. Studiosi, quasi sempre poco avvezzi alla concretezza della vita quotidiana, fanno riferimenti storici e culturali molto forbiti e poco disponibili al confronto con la gente che, spesso, preferisce lasciarli parlare, piuttosto che sprecare risorse nel controbattere, ricordando che queste teorie appartengono al secolo precedente. Bene i riferimenti all’Aquinate (San Tommaso D’Aquino, 1225-1274) e a studiosi ed intellettuali che hanno profuso tutto il loro pensiero a ricercare forme economiche più vicine alle persone, con economia civile ed economia sociale (Antonio Genovesi, 1712-1769; Wilhelm Rӧpke, 1899-1966), però serve ora avere il coraggio di attualizzare quelle indagini ed esperienze, per confrontarci con libertà sugli avvenimenti della società attuale. Rivoluzione informatica, sviluppo, miglioramento delle condizioni di vita dei poveri. Bisogna dialogare in modo più comprensibile e meno specialistico; più popolare, dove popolare deve intendersi più vicino alla maggioranza delle persone, dove la cultura non significa erudizione o conoscenza di biblioteche di testi ma comprensione dei fenomeni vissuti per essere in grado di meglio orientare il vivere quotidiano. Dove le prospettive future, le idee e le indicazioni per una vita più felice sono il risultato di sacrifici e di sofferenze vissute sulla propria pelle. Non più frutto di sovrastrutture, di ideologie o di posizioni di privilegio che l’uomo, per propria natura, cerca di preservare e di comunicare ad altri con l’intento che rimangano il maggior tempo possibile nel dominio personale. È l’incontro con l’altro, il dono di sé all’umanità, l’assenza di contrapposizioni e l’accettazione del diverso che potrà condurci alla costruzione di un mondo migliore. Partendo da qua dobbiamo, conseguentemente, argomentare le difficoltà degli ultimi decenni attraverso le quali, da una netta contrapposizione tra etica ed economia, si è giunti ad ammetterne una pur critica compatibilità. Tutto questo, giocato nelle contrapposizioni tra intellettuali perché, per gli operatori economici e per le persone che operano nel mercato con imprese di piccole e medie dimensioni, c’è sempre stata la consapevolezza che efficienza e solidarietà debbono orientare, insieme, le decisioni nel mondo economico. Semmai questi operatori non hanno mai avuto nessuno che spiegasse loro quale mix sarebbe risultato più conveniente nelle specifiche situazioni aziendali. La conseguenza di questa mancata attenzione è stata la progressiva perdita di contatto degli economisti dall’operatività economica, a volte ammaliati da un mondo finanziario che continuava sempre più ad allontanarsi dall’economia reale. Un mondo dove la lotta speculativa assumeva contorni inimmaginabili nonostante che lo sviluppo delle dinamiche della rivoluzione digitale mettesse questi sempre più con le spalle al muro. Solo ora sembra avanzare un timido credito al fenomeno delle valute digitali e tutti corrono ai ripari perché sanno che lo scambio di beni e servizi, con la regolazione del debito e del credito conseguente, non potrà che essere applicata in modo funzionale e dinamicamente conveniente dai grandi operatori social e dagli operatori dell’e.commerce, con un processo di integrazione e di interazione tra il commercio fisico e quello virtuale. La specializzazione, la necessità di operare in modo più efficiente possibile, l’utilità per tutti di evitare di “sprecare” i rifiuti, orientandosi al recupero, all’economia circolare e all’economia della condivisione, sono fenomeni che impongono a tutti di capire quanto la centralità della persona e la cura della natura contro l’inquinamento imperante, siano oramai indirizzi indispensabili sia per coloro che operano in economia di mercato che per coloro che ne fanno oggetto di studio e di orientamento sociale. È su questo fronte che non possiamo più accettare confusioni e contrapposizioni tra coloro che inneggiano all’economia orientata dall’etica e coloro che ne rivendicano il dominio assoluto affermando che l’economia è una scienza che nulla ha a che fare con i fenomeni educativi e di orientamento delle azioni umane verso il BENE. È qui che questo inizio di XXI secolo ci può far comprendere di dover ammettere che esistono, in modo incontrovertibile, oramai due discipline: quella economica che orienta la crescita e quella etico-economica che orienta lo sviluppo. Entrambe hanno una loro specifica funzione ed entrambe hanno una dignità esclusiva. Etica ed Economia deve rispondere a quasi tutti gli assunti dell’economia classica ma pone al primo posto il fattore qualitativo. Il punto di riferimento primo è la qualità della vita delle persone, tutte le persone, sia quelle che vengono in relazione quando parliamo di micro etica ed economia che quando esaminiamo il fenomeno sotto l’aspetto macro. È qui che parliamo di interi Paesi poveri le cui produzioni e le cui ricchezze sono molto inferiori a singoli grandi operatori economici privati che gestiscono risorse e persone senza alcun riferimento etico-economico perché orientano tutta la loro attività all’immediatezza dei risultati e al solo aspetto quantitativo della produzione di ricchezza. Ancora più urgente risulta essere la distinzione proposta tra “Etica ed Economia” con “Economia” se esaminiamo i fenomeni in corso dove molti ricorrono a diversi stratagemmi pur di farsi accreditare come i novelli operatori, capaci di assumere e diffondere criteri di responsabilità sociale nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. Di assoluto interesse sono le sperimentazioni di Yunus (Economista, premio Nobel della Pace nel 2006 - Un mondo a tre zeri – come eliminare definitivamente povertà, disoccupazione e inquinamento, Milano 2018, Giangiacomo Feltrinelli Editore), che oramai coinvolgono grandi e piccoli operatori attraverso una netta distinzione nel mercato di operatori Business e operatori di Business Sociale. Di interesse risulta anche la recente normativa italiana che prevede nuovi soggetti giuridici denominati “imprese benefit” (orientate al bene sociale, oltre che alla creazione di ricchezza), sulla base di una più lunga esperienza statunitense, definita “B-Corp”. In ogni caso, credo sia oramai urgente riconoscere chiaramente gli ambiti applicativi dei diversi orientamenti e incamminarci verso un traguardo condiviso dove la chiarezza, la fiducia e la coerenza sulle tecniche da adottare possano realizzare un mercato più trasparente, più onesto e più giusto. Una prima sintesi tra le due discipline, “Etica ed Economia” ed “Economia”, è stata avviata e trova rappresentazione grafica a pag. 144 del mio libro: Etica ed Economia - verso il nuovo umanesimo economico, Milano 2016, FrancoAngeli.
PERCHÉ IL MONDO DEVE METTERE AL PRIMO POSTO GLI ULTIMI E I POVERI?
In un mondo oramai globalizzato, ricchezza e povertà non hanno più coperture e nascondimenti. I ricchi sono tutti ben visibili al mondo, fatta eccezione per il loro dovere di contribuire, in modo onesto ed adeguato, con le imposte che gli Stati imporrebbero, proporzionalmente ovvero con aliquote crescenti, per il mantenimento della “cosa pubblica” e per un dovere di solidarietà con le persone meno abbienti. È evidente che non tutti si sottraggono ai loro doveri ma, gran parte di loro, specialmente le multinazionali anche con l’appoggio di Stati stranieri, cercano di evadere o di eludere a quelle responsabilità che, se assunte correttamente, potrebbero fare onore alle loro apprezzabili qualità e capacità di creare ricchezza in quantità molto superiore rispetto ad altri concorrenti. Se non bastasse, oltre ai numerosi eclatanti fenomeni di evasione ed elusione, dobbiamo registrare quotidianamente situazioni che alterano il mercato; soprusi e privative esercitate in spregio a qualsiasi norma comportamentale di pur minima correttezza. Ecco allora che, persone di grande genialità e dotate di straordinarie organizzazioni d’impresa, anziché passare alla storia come esempi di stimata onorabilità da seguire, ricorrono a qualsiasi stratagemma pur di accumulare il massimo di ricchezza, nel minor tempo possibile. Anche loro però devono fare i conti con il tempo che passa, con l’arrivo di figli e nipoti e con qualche buon esempio che ricevono nel loro quotidiano incedere, a volte toccati da malattie e improvvise defezioni del proprio fisico. È il momento nel quale comprendono che fare il BENE potrebbe diventare molto più importante che continuare ad accumulare in modo irragionevole e sconveniente. Nasce la necessità di creare Fondazioni in cui trasferire enormi ricchezze per aiutare i poveri, dopo aver compreso che i propri eredi non sarebbero nelle condizioni di bene amministrare masse così imponenti di ricchezza. Comprendono che l’interesse dei figli e dei nipoti non coincide con quello dei loro genitori e nonni i quali, dopo aver speso la propria vita quasi esclusivamente con il limitato intento di arricchire se stessi e le loro organizzazioni d’impresa, si accorgono di non aver sperimentato le numerose alternative che si rendevano facilmente realizzabili. Nessuna contrapposizione ma la semplice constatazione che gli avvenimenti di questi ultimi decenni permettono a molti di comprendere quanto, anche la vita dei ricchi, debba riempirsi delle soddisfazioni che un agire più umano e più corretto può riservare loro. Tutti coloro che sanno indirizzare le loro azioni, le straordinarie capacità, le intuizioni e le genialità verso il confronto con gli altri, verso lo scambio con coloro che queste capacità non possiedono, in un gioco relazionale e di rapporti tra popoli e civiltà diverse, troveranno motivo di verificare l’essenza moltiplicativa del confronto e dello scambio, specialmente della conoscenza e dell’accettazione delle diversità che caratterizzano ogni persona. Qui, ed ora, si può comprendere quanto il saper mettere al primo posto gli ultimi e i poveri, sia elemento di grande soddisfazione, di felicità e di realizzazione umana ed “etico-economica”. Si ha l’opportunità di raggiungere, in modo più soddisfacente, due risultati: migliore qualità della vita delle persone coinvolte e maggiore quantità di ricchezza prodotta. Le diversità che caratterizzano i poveri, e per prima la maggiore propensione alla libertà personale da raggiungere anche attraverso l’autonomia economica, sono elementi di assoluta importanza e di maggiore competitività per un mondo economico che, attraverso il gioco concorrenziale, può raggiungere risultati di grande interesse anche verso la diminuzione della povertà, cui tutti dovremmo essere umanamente indirizzati. Esaminato l’aspetto micro, cioè il valore e l’impatto delle decisioni personali sui risultati da ottenere, non si può non parlare dell’aspetto macro e cioè di come si siano, nel tempo, sprecate risorse incalcolabili con aiuti internazionali che pochissime volte sono riusciti a raggiungere l’obiettivo sperato di diminuire radicalmente la povertà nel mondo. Anche qui possiamo trovare una risposta semplice che si ha solo nel momento in cui ci sappiamo spogliare dal perbenismo che caratterizza molti abitanti dei Paesi ricchi e, in particolare, tutti coloro che ritenendo di appartenere alla classe dei dotti, elaborano complicate teorie di difficile interpretazione, con astrusi grafici che hanno solo lo scopo di mettere in evidenza l’uno o l’altro propositore, per finire alla maggiore divulgazione di un libro o al raggiungimento di fama effimera per chi lo scrive, rispetto al risultato che dovrebbe tendere a procurare strumenti efficaci affinché i poveri possano conquistarsi la libertà. Affinché il numero di poveri possa diminuire progressivamente. Sempre sul crinale macro, pur ben sapendo che non solo l’Africa necessiterebbe di una grande trasformazione politica e culturale per aiutare i propri abitanti a liberarsi dal giogo della povertà, non posso qui non ricordare che il 30 maggio scorso è entrata in vigore la zona di libero scambio dell’Unione Africana. Trattasi di un’intesa che i 55 Paesi dell’UA cercheranno di far entrare nella fase operativa nei primi giorni del prossimo mese di luglio quando verrà avviato il maggior accordo commerciale dalla fine del colonialismo. Un mercato unico di un miliardo e 200 milioni di individui che immaginiamo potrebbe portare maggior sviluppo del “Continente Nero” con la speranza che venga salutato caldamente anche da noi europei, non solo perché potrebbe significare minor flusso di disperati che bussano alle porte ma perché il mercato unico può favorire l’unità, la pace e la democrazia (fonte: Avvenire, 4.6.2019). Argomenti che devono convincere tutti i Paesi e, in primis, quelli col maggior retaggio coloniale, nell’incoraggiare il cammino intrapreso ma, ancora di più, nella determinazione a smettere i condizionamenti che favoriscono quei privilegi che soffocano ulteriormente le aspirazioni di riscatto dei poveri. Così facendo abbiamo sfiorato anche il problema del colonialismo che non poco ha influenzato la ricchezza di alcuni Paesi a scapito di altri, notevolmente danneggiati dagli eventi del corso della storia. Ritornando ai modi comportamentali che coinvolgono tutti gli uomini di buona volontà che hanno in animo la condivisione di metodi organizzativi e, conseguentemente, la sopportazione di minori tribolazioni e minori difficoltà che quotidianamente devono subire gli ultimi e i più poveri, desidero riproporre ancora una volta l’idea di lasciarci portare più dalla disponibilità a fare qualcosa con i poveri, piuttosto di insistere col voler insegnare ai poveri. Piuttosto di insistere di voler trasmettere loro le nostre tecniche che certamente non appartengono alla loro cultura, ai loro usi e costumi, quasi sempre millenari. Per sostenere che molte persone nel mondo possono dare testimonianza, meglio di me, di come si dovrebbe operare al fine di raggiungere migliori risultati cambiando i metodi operativi finora sperimentati, termino con una citazione ricavata da pag. 8 di un libro di Yunus: “Questo libro non racconta solo la storia di come vent’anni fa il professor Yunus abbia scoperto che accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra si poteva fare di più di quanto avessero fatto i miliardi di dollari degli aiuti stranieri.” (Il banchiere dei poveri, Milano 1998, Giangiacomo Feltrinelli Editore, settima edizione, settembre 1999).
PERCHÉ È SEMPRE ATTUALE IL TEMPO DI COSTRUIRE LA BANCA MONDIALE DEI POPOLI?
Richiamandomi a quanto detto sopra circa gli scritti di Yunus per eliminare la povertà, la disoccupazione e l’inquinamento ma, ancora di più, per l’attività da lui svolta che gli ha fatto meritare l’appellativo di “banchiere dei poveri”, desidero con voi parlare dei molti progetti che ci hanno visti impegnati col Movimento Mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”; della loro assonanza con numerosi progetti del premio Nobel più volte citato e della loro compatibilità col lavoro di tutti coloro che credono possibile la costruzione di un mondo migliore se, unendo le forze, evitiamo la dispersione di energie per contrapposizioni inutili, focalizzandoci sui risultati da raggiungere assieme alle persone che più necessitano di sviluppo e di riscatto dalla povertà. L’aspetto determinante è quello di volgere continuamente lo sguardo al futuro, utilizzando le straordinarie ricchezze, specialmente tecnologiche, che caratterizzano il tempo che viviamo. È su quella via che possiamo trovare oggi la possibilità di costruire insieme la nuova banca mondiale dei popoli. Non più Stati o Organizzazioni che determinano la destinazione delle risorse e cambiano il destino di comunità di poveri rispetto ad altre, ma l’opportunità di essere ognuno artefice e decisore di dove indirizzare le proprie risorse. Siano esse per un singolo operatore, una famiglia, le donne e i loro bambini, oppure per organizzazioni, gruppi e comunità svantaggiate dalla sorte, dagli avvenimenti atmosferici, dai luoghi geografici di nascita ovvero da retaggi culturali poco favorevoli allo sviluppo e all’applicazione di tecniche capaci di sdoganare dalla povertà. Quel trasferimento di risorse che può avvenire non solo tra Paesi e comunità lontane ma anche all’interno di un medesimo Paese e all’interno di una medesima comunità. Il nostro progetto “1% - l’impresa strumento di solidarietà internazionale”, poi diventato A-Tax/De-Tax, proponeva, oltre vent’anni fa, la possibilità per il singolo consumatore, attraverso lo sconto dell’uno per cento che avrebbe concesso il suo fornitore, di aderire ad una specifica azione di solidarietà, scegliendola tra quelle proposte. Era, e può ritornare ad essere, un modo straordinariamente facile per “coscientizzare” i consumatori ad aderire ad una proposta capace di collegare la necessità di fare la spesa con le necessità di coloro che non hanno risorse. Procurare a questi ultimi un’opportunità senza privarsi di niente ma solo ricambiando la fiducia nel fornitore, sulla base dell’appartenenza attiva al circuito di solidarietà proposta. Si può pensare che solo il gesto responsabile di fare la spesa crea opportunità per coloro che sono meno fortunati: le briciole, l’1% dei consumi, diventano, se organizzati in un sistema razionale e funzionale, strumento di solidarietà internazionale. Ancora, sono passati oramai dieci anni da quando abbiamo interpellato persone comuni e persone di responsabilità, in diversi Paesi del mondo, prima di scrivere il Manifesto del XXI secolo. In esso, al punto tre, si afferma: “l’urgenza di creare una Banca Mondiale dei Popoli in cui persone, istituzioni, Stati e organizzazioni soprannazionali possono mettere a disposizioni capitali per rendere effettivo il diritto al microcredito dei più bisognosi al fine di finanziare l’acquisto di mezzi e strumenti per il lavoro, fonte di ricchezza e dignità.” A seguire, circa dieci anni fa, abbiamo dato vita alla “Mutua Fide Bank” con la prima sperimentazione pratica nella città di Mahajanga, in Madagascar. Tutte iniziative che se pure sembrano diverse si richiamano all’unico filo conduttore: creare una rete di solidarietà tra le persone in modo da poter utilizzare circuiti informatici di nuova generazione che permettano di gestire e indirizzare le risorse, partendo dal basso. Senza sovrastrutture o potentati capaci di orientare a piacimento le scelte, togliendo la libertà di ognuno nel rendersi credibile come destinatario di risorse e, dall’altro lato, liberi di indirizzare i propri piccoli risparmi e la propria solidarietà. Ѐ questo il mondo del futuro, un mondo nel quale tutti possiamo partecipare perché ogni persona vale per quello che è e non per quello che ha, ovvero per le disgrazie delle quali è portatrice senza alcuna possibilità di scelta. Qualcuno si potrebbe chiedere che fine ha fatto il progetto della costituzione di una Banca Mondiale dei Popoli? Nessuna fine, appartiene ai semi gettati che possono, un giorno, portare frutto. Alcune persone di responsabilità che avrebbero potuto partecipare alla gioia di essere parte attiva di un disegno orientato al BENE hanno preferito utilizzare il loro potere, la loro forza persuasiva, per far emergere piccoli egoismi personali, per rappresentarsi incapaci di cogliere il bello ed il nuovo che una società moderna e tecnologicamente preparata potrebbe realizzare senza alcuna dispersione, in modo efficiente e capace di dare nuove prospettive non solo ai poveri ma a tutti coloro che credono nel miglioramento delle condizioni di vita delle generazioni future. Nel ritornare all’argomento del perché è attuale immaginare di impegnarci per dar vita ad una banca mondiale dei popoli, qualcuno potrebbe dire che di banche ce ne sono già molte e che oggi sia assolutamente fuori luogo parlare di strutture di credito considerato quanto la finanza ha fatto di negativo al mondo dell’economia. Siamo perfettamente d’accordo con questi ultimi perché la banca mondiale dei popoli dovrebbe diventare esclusivamente un circuito, un luogo virtuale attraverso il quale chi può mettere a disposizione risorse si incontra con coloro che di queste risorse ne farebbero uso in modo appropriato nella via dello sviluppo, della pace sociale, del maggior equilibrio tra ricchi e poveri. Neppure i sistemi di controllo dovrebbero essere pensati utilizzando i criteri tradizionali ma facendo sì che gli ultimi ritrovati tecnologici vengano utilizzati nel migliore dei modi. Mi riferisco a ciò che è conosciuto come “intelligenza artificiale” e come “blockchain”.
PERCHÉ KINGA - IL MOTOCARRO A TRE RUOTE PER IL TRASPORTO LEGGERO ELETTRICO?
All’imprenditrice cinese, con la quale si sta collaborando per la produzione in Madagascar e in Italia del “Kinga”, ebbi modo di chiedere: perché produce questi piccoli veicoli anziché autovetture scintillanti, visto che ne ha le possibilità tecniche ed economiche? La risposta fu: anche in Cina ci sono milioni di poveri. Tutto ciò è risultato sufficiente per convincerci che se la globalizzazione può favorire la cooperazione tra persone e operatori economici di diversi continenti per agevolare le condizioni di vita degli ultimi e dei poveri, può assumere una positiva funzione come conseguenza dell’indirizzo che noi diamo alle nostre azioni quotidiane. Se dovessimo poi ricordare che il progetto “Kinga” ha preso avvio in Madagascar dove, ancora prima di essere orientato a creare una fabbrica di piccoli mezzi di trasporto, vuole diventare veicolo privilegiato di sviluppo e di crescita culturale, oltre che punto d’incontro di un lungo lavoro avviato oltre vent’anni fa, si comprende il motivo di tanto impegno e di tante attese. Ѐ, infatti, attraverso progetti, iniziative e sperimentazioni di attività che comportano, contestualmente, utilità sociale ed utilità economica per tutti coloro che vi sono impegnati, che si può sperimentare e testimoniare ciò in cui molte persone credono, al fine di partecipare attivamente alla costruzione di una società migliore. Una società nella quale il lavoro, l’impegno delle persone a migliorare le condizioni di vita delle loro famiglie e la rinascita sociale ed economica di un tempo considerato abbastanza buio, possono concretizzarsi più facilmente se vengono attivati circuiti virtuosi per creare nuove piccole e medie imprese familiari. Il veicolo “Kinga” rappresenterebbe, quindi, lo strumento finale attraverso il quale si favorirebbe un modo nuovo, economicamente ed ecologicamente compatibile, attraverso il quale la consegna, il ritiro e la distribuzione di beni e merci avverrebbero in modo efficiente e solidale. La creazione di una rete tra operatori che utilizzano gli strumenti informatico-digitali a disposizione, aprirebbe anche nuove prospettive per un lavoro più umano e più rispettoso delle legittime aspettative di molti. Ora tutto dipende da quegli imprenditori che, in Italia, sapranno mettere a frutto le loro capacità, le loro passioni e il loro senso comune per operare per lo sviluppo ed il progresso dell’intera società e, contestualmente, per produrre ricchezza per sé, per le proprie famiglie e le proprie comunità. In Madagascar altre persone sono impegnate, ancora prima, per far comprendere alle loro comunità che questi veicoli possono rappresentare un’opportunità per avviare forme di trasporto più moderno, capace di lenire difficoltà, sofferenze e fatiche immani che altri strumenti non permettono di realizzare perché sono il retaggio storico di processi che faticano a lasciare il posto a ciò che il progresso e lo sviluppo può offrire a tutti i popoli. Per tutti noi la certezza che i veicoli elettrici non sono l’ultima spiaggia ma solo il tentativo di un modo migliore per preservare la natura e per migliorare le condizioni di vita in un sistema moderno di economia circolare e della condivisione. Un ulteriore modo per far comprendere quanto sia importante essere popolo in cammino, operando con la consapevolezza di poter guardare negli occhi i propri figli e nipoti senza doverci rammaricare di lasciare loro un mondo peggiore rispetto a quello ricevuto dai padri.

 

Bassano del Grappa - Roma, 17 giugno 2019

 

Tullio Chiminazzo


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2018.03.05 14:29:20


FINALMENTE KINGA!


Carissimi responsabili, amici e simpatizzanti del Movimento mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”, desidero renderVi partecipi di quanto l’ultimo nostro progetto, nato dal Madagascar, stia diventando strumento di Sviluppo, specialmente per i Paesi più poveri della nostra “Casa Comune”, il Mondo. In questo mese di febbraio sono stato in Cina assieme a Jean e Hanitra, due responsabili della società “Kinga MG S.a.r.l.”, e con il Sindaco della Città di Mahajanga, Mokhtar Salim. Sia Jean che Mokhtar sono stati in Italia e hanno partecipato, pure se in tempi e per periodi diversi, al Progetto del nostro Movimento “Scambio di Capacità Imprenditoriali”. La dott.ssa Candide, guida del Movimento dal 26.11.2011, dopo aver assecondato la richiesta della sua Comunità di appartenenza a guidare le donne imprenditrici a livello regionale, ha assunto anche l’incarico di Presidente della società “Kinga MG S.a.r.l.”, investendo risorse ma, specialmente, da leader di un gruppo determinato a realizzare un progetto economico con la convinzione che il cammino culturale avviato nella Comunità di Mahajanga possa, finalmente, darne concretezza e rilevanza a livello nazionale e internazionale. Il Business Plan elaborato prevede di mettere in circolazione circa 3.000 veicoli nei prossimi tre anni ma l’obiettivo vero del Progetto è quello di arrivare a 1.000.000 di “Kinga” nei prossimi 10-15 anni, per una popolazione di 22 milioni di abitanti.
Il “Kinga”, mezzo a tre ruote, dotato di cabina chiusa di guida, per il trasporto di persone e cose sarebbe, perciò, destinato a diventare il VEICOLO più piccolo, più economico, maneggevole e versatile, per tutti coloro che dispongono di limitate risorse economico-finanziarie. Un veicolo che potrebbe diffondersi anche in tutti quei Paesi nei quali abbonda la povertà e per i quali tutti dovremmo essere impegnati nel condividere processi e strumenti in grado di creare benessere diffuso. Se è vero che, in un mondo pure abbondante di mezzi di comunicazione di massa, è importante la disponibilità di mezzi per il trasferimento/trasporto di persone, è altrettanto vero che è ancora più importante la diffusione di VEICOLI per trasferire/trasportare, da un luogo all’altro, cibo e strumenti/attrezzi affinché molti abbiano la possibilità di lavorare e di procurarselo.
Non sono pochi i motivi di incertezza nella realizzazione di un piano così complesso, a partire dalla mancata attuale collaborazione di imprenditori italiani e dalla problematica disponibilità di Organizzazioni Internazionali che “sventolano” la bandiera dell’aiuto allo Sviluppo nei Paesi Poveri. Queste ultime, quasi sempre disilludono le aspettative dei Popoli proprio perché, anziché partire dal basso, sono orientate a perseguire nella folle via di spartirsi le risorse per mantenere se stesse e di finanziare modi discutibili di attribuzione di ricchezza ai governanti di Paesi denominati, eufemisticamente, in Via di Sviluppo. Dopo 20 anni di lavoro in Madagascar, ed in particolare a Mahajanga, ci sono ora le condizioni perché questo grande progetto possa “partire dal basso”, trovando adeguata realizzazione nel fornire i contributi direttamente ai più poveri affinché possano acquistarsi il “Kinga”. Il Comune di Mahajanga, attraverso un bando trasparente e visibile sui social media, può assicurare la corretta attribuzione di risorse. È anche il tempo per l’utilizzo della “Mutua Fide Bank”, nata per favorire la creazione di una “Banca Mondiale dei Popoli”, attraverso il finanziamento internazionale di un fondo patrimoniale, specificatamente a ciò dedicato, a favore dell’Associazione “Mutua Fide Microfinance” di Mahajanga; struttura di micro-credito che può finanziare le Persone, le Famiglie e le Piccole Imprese, per l’acquisto di “Kinga”.
Il lavoro e la sperimentazione avviata ci permette di assicurare che l’impresa cinese che ci fornisce tutti i Pezzi/Kit per il montaggio in Madagascar dei “Kinga”, ha dato la propria disponibilità affinché “Kinga” possa diventare il veicolo MADE IN MADAGASCAR e affinché, presso il VIM di Mahajanga, possa essere avviata la prima Università integrata con l’impresa “Kinga MG S.a.r.l.”. Tutto ciò per rendere effettive le attese di lavoro dei giovani malgasci e per favorire un processo irreversibile di Sviluppo Economico che trova origine e sostegno dalla crescita culturale e sociale di un Paese che, finalmente, in modo appropriato, possa definirsi in “Via di Sviluppo”.

Mahajanga - Bassano del Grappa - Roma, 28 febbraio 2018

Il Fondatore Tullio Chiminazzo

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2018.03.05 14:13:06


Tanti auguri per un Santo NATALE.


Mi rivolgo a Voi aderenti e simpatizzanti del Movimento mondiale delle “Scuole Etica ed Economia” per porgerVi gli auguri di un Santo Natale.


Quello di quest’anno è per tutti noi un Natale particolare perché dopo i cinque Progetti:

1. 1% - l’Impresa Strumento di Solidarietà Internazionale

2. Scambio di Capacità Imprenditoriali

3. Villaggi Impresa

4. Globalizzazione della Solidarietà

5. Mutua Fide Bank (attività di solidarietà)


È arrivato il sesto e più importante di tutti: KINGA


È quello più importante perché è il primo che ha origine da un Paese in Via di Sviluppo, perché giunge dopo un lavoro di vent’anni assieme ai nostri amici del Madagascar e perché rappresenta la corretta collaborazione di persone aderenti al Movimento con la Comunità di Mahajanga. È anche un progetto che trova le donne malgasce in prima linea e in misura maggioritaria nella compagine societaria e nello staff dirigenziale.


Un ringraziamento particolare all’imprenditore Meneghetti Giancarlo la cui disponibilità, specialmente di pensiero e lavoro, è stata fondamentale per realizzare questa prima fase di avvio.


Tra le persone intervenute a Mahajanga – Madagascar, per l’inaugurazione e la benedizione, il giorno 11 dicembre 2017, c’erano le Chef de la Région BOENY, le Préfet de Mahajanga e le Maire de la Commune urbaine de Mahajanga I, a dimostrare quanto il lavoro sia stato svolto grazie e a beneficio di una Comunità intera.

Bassano del Grappa, 24 dicembre 2017

Tullio Chiminazzo

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2017.01.26 16:30:34


Guardare avanti con occhi da Bambini, per vedere davvero.


Senza sapermelo spiegare mi sono convinto che l’anno 2017 sarà eccezionale, sotto ogni punto di vista. Quali siano le motivazioni di questa “visione” è difficile dirlo ma, anche inconsciamente, si ritorna spesso a voler comprendere ciò che origina le nostre “piacevoli” sensazioni. Si ripassano gli ultimi avvenimenti del 2016 con il desiderio di non perdere molto tempo perché l’importante, per ognuno di noi, è guardare al futuro in modo nuovo, con la prospettiva che ciò che veramente conta è il tempo che saremo chiamati a vivere, con spirito di accettazione e di gratitudine, se convinti che la vita è un “dono”.


Difficile da spiegare a tutti coloro che soffrono situazioni precarie perché provati da eventi atmosferici, da guerre, da emigrazioni, o perché endemicamente costretti ad una vita di privazione, di sofferenze e di esclusione. Difficile da spiegare ai milioni di bambini che soffrono fame e freddo, con disagi di ogni tipo e, per primi, quelli dell’anima; la mancanza di affetti, di calore umano dei genitori e dei fratellini. E allora ti può assalire il turbamento, il desiderio di fare qualcosa, di essere portatore di un qualche rimedio, di un qualche aiuto, di piccole rinunce. Esamini i fenomeni politici e sociali, cerchi di comprendere quante e quali cose abbiamo sbagliato, in una società, troppo spesso, egoistica e cieca. Ma non può essere che tutti siamo ciechi verso le sofferenze degli altri. Può essere che la storia dell’umanità abbia preso un verso voluto da alcuni ma non desiderato da molti. Può essere che i maggiori mali sociali, spesso identificati nelle degenerazioni dell’economia e della finanza, le disgregazioni e le contrapposizioni ideologiche, siano solo degli avvenimenti nella storia dell’umanità. Può essere che basti lasciarsi trasportare dalla bellezza, dalla verità, dalla libertà e dagli affetti per vivere tutti una vita migliore, considerandola, così com’è, un dono. Può essere, ma nel frattempo a tutti noi compete impegnarci e mettere a frutto i talenti ricevuti se vogliamo realizzarci, se desideriamo tendere alla felicità come ad uno stato di serenità, di accoglienza della vita, la nostra e quella degli altri.


Ma il bambino, quello che alberga in ognuno di noi e che solo perché lontano nel tempo non riusciamo a scorgere più nitidamente, quel bambino cosa ci può suggerire?
Comprendiamo, ora sì, che serve saperci spogliare dal peso dello spazio e del tempo nel quale viviamo per “vedere” la strada da percorrere. Serve denudarsi dai nostri perbenismi, dai nostri legami col passato, col male compiuto o col mancato bene esercitato, per pensare che è sufficiente chiedere scusa, perdono. A chi? A noi stessi, prima di tutto. Per non aver saputo liberarci dai vincoli del nostro egoismo, dalle incapacità a comprendere la strada da percorrere. Dall’incapacità a leggerci dentro, con occhi da bambini, non per guardare ma per vedere e far sì che ciò che vediamo diventi servizio alla vita, al futuro e al domani, all’Altro.


Da bambino mi è stato insegnato che la sofferenza fortifica, che senza sacrificio non si raggiungono risultati, che serve rispettare gli altri, che da grande avrei capito molte cose.


Da grande ho capito molte cose ma ne ho dimenticate altrettante che avevo imparato da bambino. Ho appreso come si leggono i fenomeni economici ed ho vissuto un mondo costellato da contrapposizioni, le più cattive quelle ideologiche. Nella maggior parte dei casi ho trovato persone che mi hanno insegnato che i fenomeni economici sono avulsi dall’etica, cioè dalla persona, dalla bellezza, dalla libertà e dall’amore, in nome di un maggior risultato da raggiungere, in nome di più soldi e più potere da realizzare.


Ancorato a quel bambino che è dentro di me, a quei primi sentimenti, a quelle lontane convinzioni, mi sono accorto che così non è. Chi ha più soldi non è più felice ma ha maggiori responsabilità di chi i soldi non li ha. Chi ha soldi, come chi ha potere, ha il dovere di mettere a frutto ciò che possiede per migliorare le condizioni sue, della propria famiglia e dell’intera società. Non gli viene meno la possibilità di essere felice ma ciò è per lui raggiungibile in una diversa dimensione, sempre umana. Ho anche capito che dividere l’umano (l’etica) dall’economico, se pure richiamando filosofi ed economisti insigni, è stato ed è un errore, ed è sbagliato non reclamarlo con forza, anche se quasi tutta la società sostiene la divisione tra etica ed economia, come una verità assoluta. È la degenerazione degli adulti che “traduce” in modo così incomprensibile e deviato semplici avvenimenti quotidiani.


Ora, ritornando a quel bambino, sento forte l’impegno di dire che se nelle scuole di ogni ordine e grado venisse proposta la disciplina “etica ed economia”, insieme, senza distinzioni, senza complicazioni dialettiche che solo i presunti dotti sanno ben argomentare, allora sì sarebbe agevolata la comprensione di fenomeni che potrebbero renderci più facile il cammino. È vero che sono gli adulti che possono cambiare il corso della storia ma è altrettanto vero che lo possono fare solo se sapranno mettersi in ascolto di quel bambino che alberga in ognuno.


È comunque questo il pensare di un bambino che sogna ad occhi aperti ma che desidera vedere davvero, affinché il pezzo di strada percorsa assieme agli altri, prima da bambino e poi da adulto, possa condurre a quella “Casa comune” più
bella e più piacevole per tutti, per valorizzare le diversità di ognuno anziché contrapporle nel rincorrere un bene esclusivo e personale che non esiste. La condivisione tra le persone, piccole e grandi, innesta un effetto moltiplicatore capace di creare bene comune e bene personale al quale ognuno deve tendere, per sé, per la propria famiglia e per l’intera comunità nella quale è chiamato a vivere.


Bassano del Grappa, 26 gennaio 2017


Tullio Chiminazzo

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2016.11.28 14:30:05
Intervento del Testimonial Tullio Chiminazzo alla “Cena di Valore” di venerdì 25 novembre, organizzata all’interno del Festival della Dottrina Sociale di Verona, che si è svolto dal 24 al 27 novembre 2016.






ETICA ED ECONOMIA

ETICA
"Cliccando" scopriamo che il termine è di derivazione greca e sta a significare: carattere, comportamento, costume e consuetudine. Si dice anche che “etica” è una branca della filosofia che studia i fondamenti razionali che ci permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico per poterli distinguere in buoni, giusti e leciti, secondo un determinato modello di comportamento (una specifica morale).
L’etica, perciò, è un insieme di norme e di valori che regolano il comportamento dell’uomo in relazione all’altro.

ECONOMIA
Sempre "cliccando" vediamo che il termine, di derivazione greca, sta a significare “casa”, anche come “beni di famiglia”, oltre a “norma” o “legge”. L’economia, perciò, rappresenta l’organizzazione che l’uomo può darsi per l’utilizzo di risorse scarse, finalizzata a soddisfare, al meglio, i bisogni individuali e collettivi. L’economia va anche intesa come un sistema di interazioni che garantisce tale tipo di organizzazione (sistema economico).

ETICA ED ECONOMIA
Qualsiasi ricerca su Etica ed Economia rimanda ad Amartya Sen (“Filosofo morale ed economista”, indiano, 3 novembre 1933, premio Nobel dell’economia nel 1998) e ad altri numerosi studiosi, interpreti e commentatori. Si va da Socrate, a Platone, ad Aristotele, con una particolare attenzione al tema della felicità, fino ai giorni nostri.
Senza voler demonizzare nessuno, ma con la consapevolezza che per meglio orientarsi, serve avere idee chiare, risultato della conoscenza del pensiero di filosofi ed economisti del passato e del presente ma serve, soprattutto, non dimenticare che la vera conoscenza presuppone anche il “saper fare” o quantomeno sapere qual è il risultato delle proprie azioni. Azioni che necessariamente assumono impulso dai soggetti, le Persone.
Le Persone sono perciò il riferimento indispensabile per poter fare qualsiasi ragionamento sia in ambito etico che economico. L’essenza prima di ogni persona è l’aspirazione alla libertà. Libertà che tutti vorremmo esercitare in un mondo più giusto, alla ricerca del buono, del bello, della sicurezza e della felicità.

Le mie esperienze personali mi impongono, come l’occasione di una discussione piacevole durante una cena, di essere sintetico e di semplificare il più possibile.
Come ognuno di voi, fin da giovanissimo (vorrei dire da bambino) mi sono posto problematiche di tipo economico che via via ho scoperto essere anche di tipo etico perché collegate alla mia volontà di crescere libero, amante del bello, del buono, del giusto, con sempre maggiore sicurezza e orientato alla migliore felicità possibile.
Come ognuno di voi, in un mondo di risorse limitate, mi sono subito accorto che la mia libertà si sarebbe dovuta confrontare con la libertà degli altri, persone come me, tutte con alcune delle mie stesse pretese o necessità: soddisfare i bisogni attraverso la disponibilità di beni che comprendevo subito dover essere materiali e spirituali, considerata l’immediata percezione (fin da bambini si capisce, per esempio, che gli affetti dei familiari sono estranei alla logica economica) della complessa dimensione dell’uomo.
In questo semplice ragionamento mi sono anche accorto subito che il povero, colui che può disporre di beni in modo limitatissimo, quand’anche i beni per soddisfare i suoi bisogni non siano addirittura assenti, ebbene costui non è assolutamente libero.

Il mio primario obiettivo è stato perciò quello di lottare contro la povertà in quanto ho ritenuto essenziale il dovere (prima ancora che un diritto) di procurarmi il cibo e, se possibile, procurarlo anche per le persone a me care.
È evidente che crescendo ho avuto alcune favorevoli opportunità come quella di diventare sufficientemente esperto di processi economici che vanno osservati con l’applicazione di tecniche adeguate che però, così come nei rapporti interpersonali (cioè etici), sono sempre mediate dalla comprensione e dalla considerazione che le diversità che caratterizzano ognuno di noi possono diventare elementi di divisione, che impoveriscono, oppure elementi di confronto e condivisione, che arricchiscono tutte le parti in causa.

Ho anche cercato di capire quali persone e organizzazioni potessero maggiormente aiutarmi nella comprensioni di fenomeni che possiamo classificare “umani”, e mi sono accorto che certamente la Chiesa Cattolica può essere definita “esperta di umanità”. Ecco allora che, con un nutrito gruppo di imprenditori, docenti universitari, professionisti e persone di buona volontà, dotate di sufficiente spirito di “ricerca” verso nuove strade da percorrere per il miglioramento delle condizioni di vita nostra, dei nostri figli e nipoti, ho contribuito a far nascere un Movimento che fa presagire la possibilità di pervenire ad un risultato soddisfacente.
Ecco perché qui, questa sera, voglio ribadire con gioia che il Movimento mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”, del quale mi onoro esserne il fondatore, fa riferimento e trova ispirazione dalla Dottrina Sociale della Chiesa, partendo dalla Rerum Novarum (1891), di Papa Leone XIII, attraversando la Centesimus Annus (1991), di Papa san Giovanni Paolo II, per arrivare alla Caritas in Veritate (2009), di Papa Benedetto XVI e alla Laudato Sì, sulla cura della casa comune (2015), di Papa Francesco.

Ecco perché pensiamo che Etica ed Economia, così concepite, possano oramai rappresentare una disciplina da studiare ad ogni livello scolastico, affinché possano essere superate le divisioni, quasi sempre di ordine ideologico, che sono presenti in modo eccessivo nel nostro tempo.

Così facendo, dobbiamo dire ai giovani, con chiarezza, che un futuro migliore è possibile purché sappiano leggere il presente attraverso la dovuta considerazione di studi e ricerche del passato, ma senza inaridirsi e senza smarrire la via delle prospettive che possono dare l’utilizzo di tecniche avanzate, specialmente in questo periodo di straordinarie scoperte tecnologiche e di globalizzazione, se coerentemente conformi al rispetto dei valori umani, al rispetto della natura e dell’Altro.
Se sapranno orientare le proprie azioni a combattere la povertà per globalizzare la solidarietà, in un mondo dove esclusione e indifferenza sono già troppo globalizzate di suo.

Semplifichiamo per rendere comprensibili i processi e le prospettive di un percorso che, frutto di nuove e coerenti idee, estranee a chi le concepisce e diffonde, ci permetta di superare l’egoismo umano per incontrare e comprendere la straordinaria bellezza del “dono”.
Per abbandonare l’eccessiva personalizzazione che rende tutti schiavi dell’ego personale ed aprire la strada ad una società meno ingiusta, più attenta agli ultimi e agli esclusi, comprendendo appieno che ogni creatura ha il diritto/dovere di poter partecipare alla creazione del “bene comune”, che facilita la costruzione di una più bella “casa comune”.


Cordiali saluti.
Tullio Chiminazzo
Verona, 25 novembre 2016
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2016.11.28 14:20:26
LA TESI:RAPPRESENTAZIONE GRAFICA

T. Chiminazzo, ETICA ED ECONOMIA Verso il nuovo umanesimo economico, FrancoAngeli, Milano, 2016, pag. 144






Cordiali saluti
Tullio Chiminazzo
Bassano del Grappa, 20 novembre 2016
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2016.11.28 13:36:24
IL DILEMMA DELLA FORESTA DAI 100 ALBERI

T. Chiminazzo, ETICA ED ECONOMIA Verso il nuovo umanesimo economico, FrancoAngeli, Milano, 2016, pag. 116


Il dilemma della foresta dai 100 alberi rappresenta le due alternative che ha di fronte una persona che riceve in eredità dei beni materiali. Può decidere di disporre immediatamente della “ricchezza” ricevuta come può, in alternativa, scegliere la solidarietà economica. Questa seconda decisione, i cui frutti maturano nel medio/lungo periodo, realizza, contemporaneamente, il migliore risultato economico per sé ed il contestuale incremento delle utilità degli altri componenti la medesima comunità di appartenenza. Il dilemma è il seguente:
una persona riceve dal padre una foresta di cento alberi giunti a maturazione dopo 10 anni, in un grande appezzamento di terreno. Il valore è di cento unità che, se patrimonializzate, permettono al figlio di vivere “di rendita” per 10 anni. Il dilemma è costituito dalla scelta tra l’immediato abbattimento dei cento alberi, procurandosi subito le risorse monetarie per vivere i successivi dieci anni o, in alternativa, tagliare 11 alberi all’anno e, col ricavato dei primi dieci disporre delle risorse per vivere l’intero anno mentre, col ricavato dell’undicesimo, disporre del valore per acquistare 100 piante da reimpiantare negli spazi liberi del terreno ricevuto. Solo la scelta della seconda alternativa può essere definita di solidarietà economica in quanto la decisione risulta essere competente e coerente con la capacità di mettere insieme tutti i fattori produttivi, tenendo adeguatamente conto del tempo, e sapendo comparare correttamente il risultato del processo. Il destinatario del lascito, infatti, alla fine del decimo anno, oltre ad aver realizzato, ed utilizzato per vivere, il valore di cento, suddiviso in quote di dieci per anno, si trova con 990 alberi, dal valore complessivo di 540 unità. Il presupposto è rappresentato dal fatto che gli alberi giungono a maturazione in 10 anni e, quindi, ogni anno maturano, incrementandolo, il 10% del loro valore. Gli effetti collaterali di questa decisione di “solidarietà economica” sono, inoltre, quelli di aver accresciuta la capacità di creare posti di lavoro di 9,9 volte (da 100 alberi a 990) e il verde a disposizione del medesimo proprietario e dell’intera comunità nella quale vive, è anch’esso pari a 9,9 volte quello iniziale.
Il numero di 990 alberi, dal valore complessivo di 540 unità, è il risultato dell’ipotesi in cui il costo delle nuove piante è pari ad un centesimo del valore degli alberi giunti a maturazione, dopo 10 anni, e di un decimo di quelli giunti a maturazione, dopo il primo anno.
Il numero di alberi sarebbe pari a 490, con un valore di 265 unità, se il costo delle nuove piante si ipotizzasse di un cinquantesimo del valore degli alberi giunti a maturazione, dopo 10 anni, e di un quinto di quelli giunti a maturazione, dopo il primo anno.
Il numero di alberi sarebbe pari a 190, con un valore di 100 unità, se il costo delle nuove piante si ipotizzasse di un ventesimo del valore degli alberi giunti a maturazione, dopo 10 anni, e di un mezzo di quelli giunti a maturazione, dopo il primo anno.
Alla fine di questa semplice operazione è giusto chiederci perché, se il risultato è così evidente, tutti gli operatori non scelgano il fattore “solidarietà economica” per effettuare le proprie scelte?
Due sono per me le risposte appropriate:
• la prima sta nel fatto che, molto spesso, l’imprenditore non è a conoscenza di tutti i fattori che potrebbero meglio orientare le sue scelte economiche e, con difficoltà, accetta di fare quel percorso culturale che gli permetterebbe di conoscere e di utilizzare il maggior numero di strumenti adeguati per competere positivamente nel mercato;
• la seconda risposta è da ricercare in una società e in un ambiente culturale che stentano a far emergere, con chiarezza, quali sono gli elementi positivi che possono aiutare l’imprenditore a fare scelte coerenti. La mancata esperienza in ambito pratico-economico di molti studiosi e “docenti” è tale che, spesso, sono orientati ad elaborare teorie e insegnamenti assolutamente fuorvianti per un mondo che, grazie alla rivoluzione informatico-digitale e alla globalizzazione, ha subito cambiamenti eccezionali, se non addirittura epocali.
Non comprendere i cambiamenti avvenuti, e quelli in corso, comporta, inoltre, una continua dispersione di energie nella contrapposizione ideologica tra capitalisti e collettivisti e tra i fautori di una presunta terza via, rappresentata da una nuova economia sociale e civile di mercato. La confusione diventa evidente quando i fautori di questa “terza via” si trovano a giustificare atteggiamenti anti economici in nome di un’etica che definiscono a piacimento secondo le teorie, spesso sbagliate, che cercano di giustificare . Criteri di benevolenza verso il prossimo, non ben definiti, e di difficile se non impossibile definizione, dovrebbero guidare le azioni degli imprenditori “etici” quando, invece, sarebbe sufficiente partire dal presupposto che il processo economico che non tiene conto dell’etica, della persona e dei suoi valori, non può godere dell’appellativo economico, per aiutare la comunità verso un percorso più trasparente e meno pericoloso.
Ritornando al dilemma, prima esposto, desidero far notare che, volutamente, nessun valore è stato attribuito al titolare del lascito e all’intera sua comunità per gli altri benefici correlati alla scelta di non tagliare subito i 100 alberi. È il valore che hanno le maggiori risorse naturali a disposizione: più verde, migliore disponibilità di beni naturali circostanti e aria più pulita.


Costo delle nuove piante pari ad un centesimo rispetto al valore degli alberi a maturazione (10 anni) e un decimo degli alberi al primo anno



Costo delle nuove piante pari ad un cinquantesimo rispetto al valore degli alberi a maturazione (10 anni) e un quinto degli alberi al primo anno



Costo delle nuove piante pari ad un ventesimo rispetto al valore degli alberi a maturazione (10 anni) e un mezzo degli alberi al primo anno




Cordiali saluti.
Tullio Chiminazzo
Bassano del Grappa, 18 novembre 2016
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2016.06.15 09:05:24
PRESENTAZIONE LIBRO: ETICA ED ECONOMIA: VERSO IL NUOVO UMANESIMO ECONOMICO

Dell’ultimo Libro T. Chiminazzo, ETICA ED ECONOMIA – Verso il nuovo umanesimo economico, FrancoAngeli, Milano, 2016


La stringente e profonda prefazione del filosofo, don Giuseppe Stoppiglia, indirizza il lettore verso lo studio di dinamiche etico-economiche per l’uomo dei primi decenni del XXI° secolo. L’introduzione, breve ma intensa, caratterizza l’opera in modo profondo su avvenimenti di attualità, quasi a preparare il confronto, proposto in trasparenza, senza preclusioni e senza veli. “Le scuole di Etica ed Economia e la loro missione”, rappresenta il titolo del I° capitolo nel quale, dopo aver fornito un orizzonte sulle origini del Movimento e sugli avvenimenti rilevanti che lo hanno caratterizzato, vengono descritte le realizzazioni, i progetti, le attività e le opere. A questo punto il lettore potrebbe immaginarsi un elenco di cose quando invece l’autore sposta tutto sul piano culturale di modo che lo stesso lettore possa essere chiamato ad un giudizio; possa essere chiamato, al posto del fondatore e di coloro che vi hanno lavorato per molti anni, a rispondere quale sia la missione delle Scuole di Etica ed Economia. La lettura dei 17 nuovi obiettivi dell’Onu, della Carta dell’Expo di Milano e del Decalogo per un’economia sostenibile di Santa Cruz introduce al confronto con i contenuti del manifesto del XXI° secolo, non dimenticando di guardare in modo attivo, in progressione, lungo la via, con la consapevolezza che “non esiste una verità ma il vero si costruisce assieme, tra mille errori, e la strada si fa camminando”. Le Encicliche Centesimus Annus e Laudato Sì – sulla cura della casa comune - sono riportate, nei tratti salienti, nel II° e III° capitolo, intervallate da brevi riflessioni dell’autore. Non un commento, non critica costruttiva o distruttiva ma riflessione sommessa, da farsi assieme al lettore, da interpretare, da guardare con occhi stupiti, senza sterili antagonismi o facili consensi, ma solo con l’obiettivo di confrontare la coerenza logica col cammino del Movimento, con l’interpretazione della vita in una esaltazione del Divino, del Creato e di tutto ciò che appartiene alla sfera spirituale della persona. Le sofferenze dei poveri, degli ultimi e degli esclusi sono l’orizzonte della proposta, in una prospettiva che la dottrina sociale della Chiesa anticipa, dal 1891 con la Rerum Novarum, ai giorni nostri, con rinnovato vigore, da Papa Francesco. Nel IV° ed ultimo capitolo, la tesi: l’affermazione che non esiste economia senza etica, né efficienza senza solidarietà. L’impresa, luogo ideale di produzione di ricchezza, non solo privata ma anche sociale. Il bene comune è l’orizzonte che tutto ricomprende, in un processo culturale e di ridimensionamento dell’umano. La solidarietà, spiegata per far capire dove si differenzia dalla beneficienza, assume una nuova dimensione e propone un nuovo orizzonte. Appunto, verso il nuovo umanesimo economico, affermando la diffusione della nuova scienza/disciplina: “Etica ed Economia”. Per essere capaci di costruire vero Sviluppo, integrale, equo e sostenibile.
Bassano del Grappa, 17.6.2016
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2011.12.23 16:50:25
COMUNICATO 12/2011

“Etica ed Economia” ed i Paesi in via di sviluppo: Marie Candide Horace, Nuova Guida del Movimento


Il lungo cammino che abbiamo percorso ci ha fatto comprendere che è venuto il tempo nel quale un’opera pensata nei Paesi ricchi deve oggi “rinascere” nei Paesi in via di sviluppo, per essere coerente fino in fondo col messaggio sperimentato e diffuso per molto tempo.
E’ per questo motivo che voglio comunicare a tutti che il testimone di Fondatore del Movimento mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”, dal 26 novembre 2011, è stato consegnato alla dottoressa Marie Candide Horace: donna di grande temperamento e Fede che ha accolto l’impegno con responsabilità e devozione, non senza valutarne il peso, cosciente come me che è venuto il tempo nel quale dai Paesi poveri si è legittimati a parlare di “Etica ed Economia” in prima persona. Oggi in Madagascar, in Africa ed in molti Paesi in via di sviluppo si è capito che ci si deve saper mettere in discussione in un confronto vero e alla pari, dove ciò che conta di più non è la disponibilità dei mezzi e della ricchezza ma la capacità di sentirsi parte di un’umanità in cammino. Dove essere persone vale più che apparire o possedere beni.
Era però necessario capire l’evoluzione storica che abbiamo vissuto per giungere, con grande disponibilità, all’attuale decisione. Ci sono voluti vent’anni di lavoro, nel solco di una sperimentazione doverosamente attuata contestualmente all’elaborazione del pensiero, per comprendere che i tempi sono radicalmente cambiati e che nuove speranze stanno sorgendo all’orizzonte. Ora la guida del Movimento spetta a questi nostri fratelli che abbiamo avvicinato al confronto con alcune idee e principi a loro non comuni. Anche noi abbiamo avuto difficoltà, se pure privilegiati della loro attenzione, ed abbiamo saputo ascoltare i loro punti di riferimento in un amalgama di suoni, sentimenti, pensieri di persone e popoli certamente più tribali, meno moderni ma, forse, più vicini all’essenza profonda della coscienza umana.
Il privilegio della particolare attenzione ricevuta dal Beato Giovanni Paolo II ancora in vita, ed oggi vivo in mezzo a noi, ci ha permesso di basare il nostro lavoro ed il nostro principale riferimento nell’Etica espressa dalla Dottrina Sociale della Chiesa, nella centralità della Persona e nell’accoglienza e valorizzazione delle diversità umane. Abbiamo fatto nostro l’impegno di perseguire la “Globalizzazione della Solidarietà”, nella certezza che quell’insegnamento rimarrà fondamentale per la vita equilibrata nel creato. Abbiamo accettato di saperci mettere in discussione per studiare e sperimentare modelli di sviluppo compatibili e modelli di assistenza per alleviare sofferenze e pene.
Chiedo oggi a tutti coloro che mi conoscono di rispettare questa sofferta decisione che dovrebbe concedermi, dopo tanti anni di dedizione agli altri, il tempo della riflessione, dello studio, del pensare, del sognare. Sarà, spero, un tempo fecondo e non rivolto unicamente a me stesso. Con la certezza che nulla del lavoro fatto andrà perduto e, convinto che oggi ci arricchiamo tutti di questo straordinario evento, Vi invito a proseguire con rinnovato impegno nei progetti avviati e di rivolgerVi alla Nuova Guida del Movimento, Candide Horace - e.mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , cell. +261.324003378.
Vi ringrazio e Vi auguro Buon Natale e Felice Anno 2012, nella certezza che le difficoltà verranno via via affrontate e superate per lasciare spazio a momenti di vita più felici e con rapporti umani sempre più fecondi di incontri e di condivisione.



Cordiali saluti.
Roma, 25 dicembre 2011
Tullio Chiminazzo
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2011.12.06 11:57:19
COMUNICATO 11/2011

Stupirci di cose semplici: la prima Statua del Beato Giovanni Paolo II in Africa - Madagascar


Una giornata importante per poche persone potrebbe diventarlo per molte se sapremmo lasciarci guidare dallo stupore. Il 4 luglio del 1999 Giovanni Paolo II ha voluto incontrare i venti giovani aspiranti imprenditori, pronti al rientro in Madagascar dopo l’accoglienza ricevuta in Italia da famiglie ed imprese del Nord Est.
E’ stato il percorso insieme ad un “popolo in cammino” che ci ha condotti a partecipare, sabato 26 novembre 2011, alla benedizione della prima statua del Beato Giovanni Paolo II nel continente africano. Dopo la celebrazione eucaristica e la gioiosa processione che ci ha accompagnati fino alla deliziosa cappella, appositamente predisposta, abbiamo potuto partecipare alla cerimonia presieduta dall’Arcivescovo di Antsiranana, Mons. Michel MALO, già Vescovo della Città di Mahajanga. Lo stesso “Pastore” che ci ha accolti la prima volta nel 1998 quando, assolutamente ignari del percorso che avremo fatto insieme agli amici di quella città, volevamo incominciare ad operare nel nome del Movimento mondiale delle Scuole “Etica ed Economia”, diventato ufficiale il 17 maggio del 2001, sempre grazie all’ora Santo Padre, Giovanni Paolo II.
Emozione indescrivibile, volti sorridenti, canti e balli gioiosi si sono susseguiti ed intrecciati per farci comprendere che, da quel momento, nulla più sarà come prima. Giovanni Paolo II è oggi presente nella sua rappresentazione scultorea all’interno di quel Suo Villaggio (il VIM) che la gente di Mahajanga gli aveva dedicato ancora prima che fosse deposta la pietra, quella da Lui benedetta nel 1999.
Un cammino lungo e faticoso ma, proprio per questo, ancora più bello. Un percorso da Lui tracciato che abbiamo voluto perseguire con tenacia e caparbietà, riportando insuccessi, sofferenze e difficoltà, ma ottenendo anche soddisfazioni e gioie, talvolta inaspettate, perdendo molte persone per strada ma altre ritrovando più avanti. Nel Suo nome abbiamo continuato a tenderci la mano nella certezza che Nord e Sud si possono incontrare. Così è stato, con la volontà di lasciarci rinnovare e con Lui che ci ha cambiato la vita ed ha cambiato la storia dell’umanità.
Anche il mio ultimo libro “Kinga – Italia Madagascar Nuovi modelli economici” (Milano Edizioni FrancoAngeli, 2011), che racconta la storia del VIM e del progetto culturale, sociale ed economico da molti sognato, nell’attesa che venga tradotto in francese e malgascio, vuole essere il dono ad una comunità che crede nel riscatto dalla povertà partendo dal basso, partendo dalle persone più umili e più povere.
A Giovanni Paolo II abbiamo affidato anche il nostro comune ultimo progetto di solidarietà per la diffusione del microcredito, “Mutua Fide Bank”, che ha oramai superato la fase della prima sperimentazione e che si avvia a diventare strumento utilizzato da molti, conosciuto e diffuso nella città.
Davanti a quell’immagine abbiamo definitivamente capito che è sufficiente lasciarsi guidare, aprendoci allo stupore per le cose semplici e belle che la vita quotidianamente ci dona.


Cordiali saluti.
Roma, 30 novembre 2011
Tullio Chiminazzo
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2011.11.02 14:48:38
COMUNICATO 10/2011

In autunno cadono le foglie


Nella città nella quale vivo, esiste da alcuni decenni un bel viale alberato che percorro camminando, generalmente quattro volte al giorno, per trasferirmi da casa allo studio, nel centro cittadino, e viceversa.
Qualcuno potrebbe pensare alla noia che assale questo viandante, ma così non è. Anzi la natura non mi permette alcuna distrazione perché ogni giorno mi sorprende con nuovi colori e nuovi riflessi ma, specialmente, con la sua “naturale” capacità di rinnovamento. Tutto questo mi dà la possibilità di continuare a pensare e a sognare ma, soprattutto, mi dà speranza sul futuro dell’umanità.
Come non emozionarsi di fronte ad un viale tappezzato di una coltre di foglie gialle, marrone, rosso scuro e verde? Come poter rimanere insensibile a ciò che appare agli occhi quando alzi lo sguardo e vedi che anche gli alberi abbondano di foglie dai mille colori, generosi nel liberarsi naturalmente da ciò che non hanno più la forza di trattenere con l’avanzare della stagione autunnale.
Una natura che sembra contrastare sempre di più non solo col vociare sguaiato delle persone che partecipano ai numerosi dibattiti radio-televisivi ma anche con gli articoli di giornale, i cui titoli sei costretto a leggere per sentirti informato nel partecipare ai pochi seri dialoghi che la vita moderna ti concede.
“ …Si è perso di vista il bene comune, .. si è spinto sull’acceleratore della finanza sempre più creativa, … l’Italia è in crisi come sono in crisi gli Stati Uniti, … abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità e serve fare sacrifici, …. occorre recuperare il primato dell’etica e della politica, … serve un’autorità pubblica a livello universale, … evitiamo che l’abuso del ricorso a concetti di morale contribuiscano ad annientare la libertà ed il conseguente senso di responsabilità, … non sono certo i collettivisti (comunismo sovietico) che hanno perso il confronto con l’economia di mercato che possono ergersi a maestri, ……”
Potremmo continuare all’infinito ma ciò che più “stordisce” è l’ipocrisia ovvero il fatto che proprio coloro che possono far sentire la loro voce appartengono a quella classe politica, economica e finanziaria alla quale devono essere maggiormente attribuite le cause della crisi attuale: paradossalmente sono gli stessi che pretendono di saper indicare alla società le “cure per guarire”. Nessuno immagina che sia venuto il tempo di passare la mano, perché nessuno si pone il problema della propria personale credibilità, tanto meno se sono persone (manager) che solo pochi mesi fa hanno incassato liquidazioni da 40 milioni di euro (“glorificati” perché un ventesimo del “bottino-furto” – 2 milioni – sarebbe stato devoluto in beneficienza) o che tuttora prendono stipendi mensili 400 volte superiori a quelli dei propri subordinati. La follia sta nel fatto che se qualcuno di questi dovesse rinunciarvi, pensando che 30/40 volte lo stipendio degli altri collaboratori di impresa potrebbe essere sufficiente per condurre un’esistenza agiata, subirebbe addirittura la gogna quand’anche i mass media non evitassero di enfatizzare l’accaduto perché, a loro parere la notizia non farebbe audience.
Perché l’egoismo umano non permette che succeda anche per gli uomini ciò che la natura ci rappresenta spontaneamente e quotidianamente: la caduta delle foglie quando vengono meno le forze naturali che le legano ai rami e alla pianta?


Cordiali saluti.
Roma, 31 ottobre 2011
Tullio Chiminazzo
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