Il professionista

Che cosa significa essere un professionista

Non intendo parlare dell’etica della professione, già definita in un codice deontologico che contiene le norme di comportamento, da una parte volte a tutelare e salvaguardare gli interessi specifici di tipo corporativo e dall’altra a regolare la correttezza dei rapporti tra professionisti e i soggetti con i quali loro stessi entrano in contatto, siano essi clienti, colleghi, pubblici funzionari, collaboratori, tirocinanti o altri professionisti, ma intendo soffermarmi sull’etica nella professione, ossia riflettere su quei valori connaturati alla persona che informano il concreto svolgimento della professione stessa.

Mi preme, infine, valutare la congruità del ruolo con le esigenze dell’attuale situazione e le possibili reattività.

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La motivazione della presenza dei professionisti risiede nel riconoscimento del loro ruolo di mediazione tra il livello del sapere teorico, proprio del mondo accademico e il livello dell’operatività pratica proprio del mondo dell’impresa. La necessaria conoscenza loro richiesta dei modelli e delle norme generali per un’adeguata applicabilità degli stessi a soluzione di casi pratici peculiari, li pone in una situazione cardine, in cui assumono la responsabilità della verifica costante della congruità delle stesse norme e dei modelli alla realtà in continua evoluzione. Inoltre, il contatto diretto con il mondo imprenditoriale implica non solo la possibilità di essere un osservatorio permanente di rilevazione dei mutamenti economici, ma determina una loro interazione e conseguente consapevole responsabilità di indirizzo sui soggetti economici interfacciati.

L’ufficialità ch’essi rivestono complica, infine, il ruolo di una funzione istituzionale, per cui ogni professionista non può sentirsi unicamente un tecnico che opera in un contesto asettico, ma risiede in capo a lui il dovere di conoscere e di certificare le effettive volontà dei soggetti clienti, non semplicemente le loro dichiarazioni e firme.

In quest’ottica il commercialista, non diversamente da un medico, da un avvocato, da un notaio, per espletare pienamente e secondo coscienza la propria mansione, non può semplicemente esporre al cliente le varie possibilità di intervento nella casistica data, abbandonando poi costui nel limbo di una decisione autonoma, ma dovrà affiancarlo in un percorso di crescita responsabile che lo porterà alla soluzione del problema.

Il professionista prima di essere tale è una persona e, come in tutte le altre categorie lavorative, la qualità del suo operato non scaturirà solamente in base alla sua capacità tecnica, ma anche e più ancora per la posizione ch’esso ricopre sarà determinante la levatura morale che lo caratterizza, e particolarmente nel contesto dell’attuale crisi.

In questo momento i commercialisti sono chiamati ad affrontare a fianco degli imprenditori un momento oltremodo difficile, dal quale dipenderanno la vita o la morte di numerose aziende e conseguentemente i destini dei lavoratori collegati. Anche dalla loro intelligenza e creatività potranno generarsi soluzioni in grado di fronteggiare l’emergenza. Ma per passare dall’emergenza alla proposizione fattiva di scenari a medio e lungo termine ai commercialisti stessi è richiesta la capacità di sondare il mercato, di intuire nuovi sbocchi, di rianimare valori dimenticati, di migliorare in continuo anche la propria formazione per sollecitare nuove norme e regolamentazioni per l’economia, sia interna che globale.

Anche gli ordini dei professionisti stanno subendo gli effetti della crisi, ma per non soccombere alla duplice negatività della propria situazione e di quella degli imprenditori assistiti, che può diventare spesso pressione psicologica destabilizzante, è necessaria la grande forza di volontà che si può trovare solo in una vocazione vera al proprio lavoro.

La solidarietà tra colleghi e il fertile scambio reciproco per trovare vie d’uscita e non semplicemente l’intrattenersi in disquisizioni certosine sui cavilli fiscali e l’ottimizzazione dei bilanci, sono le nuove mete da raggiungere.

Siamo in sostanza chiamati ad essere pionieri nel ricostruire un mercato rinnovato, da strutturare secondo logiche diverse da quelle finora attuate, rieducando noi stessi, le imprese e tutti gli altri soggetti economici con cui entriamo in contatto, a quei valori preordinati che conducono al bene comune”.

Dal libro

Tullio Chiminazzo

CRISI, RICCHEZZA, POVERTÀ.

Nuovi modelli di sviluppo per affrontare la crisi e costruire nuovi scenari

Agosto 2009

Il professionista, prima di essere un tecnico tributario e civilista, deve saper valutare le operazioni economiche e l’impresa nel suo complesso e, quindi, saper quantificare le risorse necessarie, con particolare attenzione alle persone che intervengono.

 

Al professionista compete l’elaborazione della “filosofia d’impresa”.

 

Il commercialista deve essere uno specialista capace di proporre alternative tecnicamente valide, la cui scelta compete sempre all’imprenditore.

 

L’attività del professionista va svolta con criteri di massima correttezza, di autonomia ed obiettività nei confronti del cliente e quando le scelte, per contrasto di prospettive, dovessero ripetutamente risultare diverse da quelle proposte dal professionista, la consulenza professionale dovrà interrompersi.

 

Il professionista, oltre che tecnicamente preparato, deve amare l’economia e lo sviluppo economico. Deve avere una spiccata capacità di comprensione dei fenomeni socio-economici e del rapporto tra l’utilità privata dell’operatore e l’utilità sociale del medesimo.