Lo sviluppo tra Stato, mercato e società civile

Lo sviluppo tra Stato, mercato e società civile.

LO SVILUPPO TRA STATO, MERCATO E SOCIETÀ CIVILE.
Riflessioni in libertà per superare il disordine e andare oltre la speranza

Roma, Movimento Mondiale delle Scuole di Etica ed Economia, 2008

 

Prima di arrivare alla pubblicazione di un libro sorgono sempre mille dubbi e si desidera spiegare al lettore il motivo di un breve lavoro che si spera interessante.

Il primo motivo è quello di continuare un tragitto, parlare del pensiero economico che si evolve, non solo nella mente di chi scrive ma, soprattutto, nella società che ci circonda. Il pericolo è di ripetersi, ma se la sostanza ideale rimane la stessa, i tempi mutano e serve adeguare una soluzione coerente con le nuove esigenze. Serve rinnovarsi senza perdere di vista la storia e quanto questa ha inciso nella nostra vita.

Il libro può aiutare a trovare una risposta su quanto si ritiene dovrebbe essere fatto da ciascuno e rispettivamente da ogni istituzione, sia politica che religiosa che sociale.

Qual è il pubblico a cui questo lavoro si rivolge? Ho immaginato la gente comune, e voglio crederlo. Il dubbio rimane.

Molte sono le riflessioni contenute in questo saggio, sollecitate dall’ultimo lavoro letterario La paura e la speranza di Giulio Tremonti, sulla scia di tanti fertili scambi di idee insieme avuti. Nessuna contrapposizione. In chi scrive preminente è la volontà di trovare soluzioni condivise e il desiderio di affiancare al primato della politica contro lo strapotere del mercato, affermato dal Ministro, una maggior presenza della società civile, al fine di superare le crisi in atto e per andare “oltre la speranza”, verso una società più giusta ed equilibrata.

Ciò che è scritto in questo libro è che per andare “oltre la speranza”, bisogna comprendere i fenomeni economici: capitale, lavoro, PIL e società dei consumi. Serve dotarsi degli strumenti cognitivi e dare attuazione a qualche progetto, nel rispetto delle diversità e “dell’amore vicendevole”.

Ciò che non è scritto è che per andar “oltre la speranza” serve avere almeno un sogno al giorno ed un progetto quotidiano.

Comunque sia, queste pagine rimangono in sostanza, come dice il sottotitolo, “riflessioni in libertà”, che anche il lettore può approcciare senza seguire la consequenzialità del testo.

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